“Ma adesso mi stai psicoanalizzando?” Contesto: pizzeria, anche se può capitare in contesti diversi: in gita con gli amici, al bar con conoscenti…nella vita personale, insomma.

“Mi stai psicoanalizzando?”

Arriva questa domanda a bruciapelo, da qualcuno a tavola che  a volte ha lo sguardo teso e preoccupato, qualche altra volta sfidante. E questa è l’unica osservazione che, in realtà, faccio. Per il resto… no, non ti sto psicoanalizzando!

Perché non ti sto psicoanalizzando

Motivo 1

In primo luogo perché non mi occupo di psicoanalisi. La psicoanalisi è un modo di fare psicologia molto specifico e non è quello che ho scelto.

Culturalmente, capita in diversi ambiti che vengano usate erroneamente delle parole molto specifiche per indicare qualcosa di più generale. Un esempio fuori tema? Da sempre chiamo i succhi di frutta monodose in cartoncino con la cannuccia: “Billy”. Billy era il nome del primo prodotto creato con queste caratteristiche e, nella parlata comune della mia famiglia e delle mie amicizie d’infanzia, questo nome è rimasto ed è stato generalizzato a tutti i succhi di frutta monodose in cartoncino con la cannuccia. Derivazioni simili si hanno per la parola Scottex che sta per “carta assorbente da cucina” e la parola Nutella per “crema di cioccolato”.

Non tutto, perciò, è psicoanalisi.

Motivo 2 

Siamo in pizzeria e non sto lavorando. Come dire, non sono solita lavorare fuori orario e mi sto godendo il momento in pizzeria con te. Non sto ragionando in termini di costrutti psicologici, connessioni, coerenze e incoerenze e, tanto meno, di tecnicismi o diagnosi. In quel momento sto vivendo il mio tempo libero.

Sto chiacchierando con te, senza lavorare.

Perché capisco benissimissimo la tua domanda

Eppure, mentre me la fai, capisco appieno la tua domanda e il sospetto che ti stia psicoanalizzando.

Hai esperienza quotidiana di te e conosci aspetti di te intimi e segreti a cui gli altri non hanno accesso. Qualche narrazione sociale ha fatto circolare l’idea che lo psicologo, guardandoti e parlandoti, scoprirà questi aspetti intimi e segreti e la conseguenza è che uno psicologo alla tua tavolata ha un aria sospetta. Alcuni desiderano proteggere la loro intimità, e mal tollereranno la presenza di uno psicologo nel gruppo, altri provano la curiosità di esplorarla e quindi sono contenti di avere un esperto di psiche a tavola.

In entrambi i casi, trovandosi in conversazione con uno psicologo ci si aspetta, inconsapevolmente, che i segreti verranno a galla. Se sei della tribù di chi vuole proteggerli dall’essere visti, starai sulla difensiva; se sei della tribù dei curiosi, ci spererai forse anche un po’ che lo psicologo ti sveli qualcosa.

In entrambi i casi è possibile ti esca la domanda: “Mi stai psicoanalizzando?”. Nel primo caso sarà stata una domanda per riprendere il controllo e difenderti meglio, nel secondo per sollecitare le riflessioni dello psicologo.

Esposizione e Giudizio

Essere beccati e colti in flagrante è qualcosa che non piace granché nemmeno da bambini. Puoi immaginare, quindi, quanto possa disturbare la convinzione che lo psicologo colga in flagrante quando meno te lo aspetti – in pizzeria -. Esposizione e giudizio non sono piacevoli e credere che stia accadendo questo porta a difendersi.

Non è molto diverso dall’essere a cena con un parrucchiere e sapere di avere una ricrescita di mesi o un taglio da aggiustare o i capelli sporchi. Forse ti chiedi cosa stia pensando il parrucchiere solo che, lì, la differenza sta nel fatto che la soluzione alla ricrescita o ai capelli sporchi la sai già. Invece, rispetto alle questioni emotive, relazionali, di pensiero, di comportamento, ci si sente più vulnerabili e meno preparati. Quindi il possibile parere dello psicologo crea più soggezione.

La buona notizia è che non vi è alcuna esposizione o giudizio perché lo psicologo, mentre finisce di masticare la mozzarella, sta probabilmente pensando ai fatti suoi o a quanto è buona la pizza. L’ottima notizia è che lo psicologo è tenuto a non giudicare comunque, persino in studio. Non è compito suo, non è di sua pertinenza. 

Voglia di conoscersi negli aspetti più intimi di sé

Se, invece la tua domanda deriva dalla voglia di saperne di più di te, potrai esplorare le parti di te che ti suscitano curiosità nel contesto giusto, con il tuo psicologo.  Quando sei in pizzeria con il tuo amico che fa per lavoro lo psicologo, goditi il tempo con lui. Perché lui in quel momento è lì con te come amico. Non come psicologo. 🙂 

E, se non siamo già amici e ti piace il mio modo di lavorare, puoi appoggiarti a me! 

Puoi chiedere informazioni a: ciao@francescafontanellapsicologo.com

 

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