La felicità può essere pericolosa? Forse non te ne è ancora stato parlato e allora ecco quali sono i pericoli, i rischi, i danni che può fare un certo tipo di felicità.

La felicità è un’emozione

Questa premessa è essenziale perché un’emozione è un episodio psicofisiologico, non uno stato permanente. Talora si confonde la possibilità di vivere una vita che piace, che fa stare bene, in linea con i propri valori con la felicità. La felicità, in quanto emozione, arriva per portarti un messaggio e poi va via. Di solito ti comunica che hai raggiunto un risultato, ottenuto un successo, soddisfatto un tuo bisogno.

Penso ti sia capitato di gioire o aver visto qualcuno gioire per un buon voto, una promozione al lavoro, una nascita, un risultato sportivo, una bella notizia… In quel caso, dopo un po’, l’emozione cala e lascia posto a una quieta soddisfazione. Magari, appena ci ripensi o ne riparli, la felicità torna, ma non è continuativa, per motivi molto semplici: il picco emotivo attiva molte energie e l’organismo predilige non sprecarne.

I quattro pericoli della felicità

#1 Dover essere felici sempre

A forza di parlare di felicità senza avere chiaro che si tratta di un’emozione, le persone si trovano a forzare la loro quotidianità nel tentativo di farla somigliare a un modello di felicità fittizio. Ne derivano atteggiamenti di gioia sintetica, necessità di postare in maniera massiccia foto che ritraggono volti sorridenti in posti ameni o, al contrario, vissuti di impotenza perché non si riesce a “essere felici”.

L’esito è una grande fatica anziché felicità. Forse, addirittura, questo tipo di comportamento sfocia nell’ansia di essere felici e poterlo mostrare. La felicità, così vissuta, è una sorta di simulato stato permanente di successi. Immagina che pasticcio quando, per qualche motivo, una persona abituata a questo modo di rappresentarsi incontra un insuccesso! La sensazione di fallimento può farsi così forte da scivolare anche in sintomi depressivi.

#2 Anestesia emotiva

La felicità è occasionale. Detta così pare una brutta cosa, ma diventa più naturale se consideri il potere della routine. Quante volte le persone chiedono di uscire dalla routine che le sta intrappolando o annoiando! In quei casi è come se si fossero assuefatte alle loro abitudini. Se la felicità non fosse un’emozione e non fosse, quindi, occasionale, diverrebbe un’abitudine a cui assuefarsi. Ne conseguirebbe che, dopo un po’, non ti parrebbe più felicità e non ti basterebbe più.

#3 Euforia

Nella famiglia emotiva della felicità c’è un parente serpente: l’euforia! L’euforia è quell’emozione che ti fa gioire in modo potente, desiderando comunicare al mondo intero i tuoi risultandoti e facendoti perdere il contato con te stesso/a, le tue emozioni e la realtà. Quando sei euforico/a nuoteresti nello champagne, lanceresti banconote al vento… modi per dire che l’euforia ti fa “esagerare“. L’euforia ti impedisce di godere di ciò che provi perché prende il comando e crea dipendenza. Con questo intendo dire che l’euforia, come le sostanze che attivano, dà un’ebbrezza che si desidera ottenere ancora e ancora e ancora.

#4 Disconnessione sociale

Questo è il rischio che, oggi, è meno considerato. Si inneggia alla felicità invitando le persone a perseguire ciò che piace loro, a mettersi al centro, a realizzare ciò che conta per loro. Buona cosa, no? Sì, buona cosa, purché resti la consapevolezza di appartenere a un contesto sociale.

Pare scontato, ma non è. Talora il proprio desiderio, bisogno, obiettivo può non essere accessibile perché limita la libertà, la sicurezza, l’esistenza di altri. Oppure, nel dare spazio a ciò che conta per sé si manca di rispetto nei confronti dell’altro.

A partire dall’educazione del più piccoli, è importante dare valore ai bisogni personali inserendoli all’interno di un contesto sociale. In questo modo si coltiva la disponibilità verso di sé E verso l’altro, il rispetto di regole e leggi, il riconoscimento che vali quanto gli altri, non di più.

Se hai bisogno di fare una vacanza senza il tuo cane, il tuo bisogno non ti legittima a abbandonare. Se hai desiderio sessuale, il tuo bisogno non ti legittima a stuprare; se hai bisogno di avere ragione, il tuo bisogno non ti legittima a picchiare o uccidere.

Andando su cose più piccine… se non hai voglia di ringraziare per un regalo, pensa che all’altro potrebbe far piacere; se non hai voglia di pulire casa, probabilmente non ne ha tanta voglia nemmeno chi vive con te; se vuoi dedicarti a te, fai in modo che anche gli altri possano avere momenti da dedicarsi…

Lo hai capito da te…

Educando i bimbi ed educando te stesso/a a non essere felice a ogni costo significa costruire sintonia relazionale e sociale e la tanto auspicata armonia quotidiana. E se lo facciamo tutti, sì, può essere un passo verso la connessione sociale e un mondo di relazioni sane.

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