Uno su due. Una su due persone che vengono in studio mi racconta che qualcuno le ha detto: ” È solo stress!”. Sintomi fisici debilitanti, emozioni che si fanno invivibili, disagi relazionali e professionali, calo del tono dell’umore, sono stati liquidati in questo modo.

Il problema non è lo stress

Il problema, nel dire che si tratta di solo stress, non sta nello stress. Il problema è che venga associato a quell’avverbio, solo, che significa solamente. Solamente stress?? Chi ha avuto il vezzo iniziale di associare queste due parole nella stessa frase probabilmente non aveva ben chiaro cosa sia lo stress e cosa possa combinare. Non è solamente stress, è stress. E stress della peggior specie, se ti fa avere sintomi fisici o psicologici. Tant’è che è chiamato distress, lo stress cattivo, al contrario dell’eustress che, in soldoni, sarebbe quello buono. Come per il colesterolo.

Come si scoprì lo stress.

La storia è nota: Selye, durante una ricerca in laboratorio con dei malcapitati topolini, notò che i suoi topolini, a differenza di quelli del suo collega, manifestavano tutta una serie di sintomi fisici e comportamentali di disagio. Qual era la variabile, dato che entrambi stavano lavorando allo stesso esperimento? Ebbene, Selye – un poco pasticcione – faceva cadere i topolini mentre li spostava e maneggiava, provocando loro, di conseguenza, tensioni continuative. Queste tensioni continuative, di tipo fortemente negativo – cadere dall’altezza di un uomo, per un topolino, deve essere spaventoso! – produssero sintomi che, a quel punto, stimolarono i ricercatori a capirne di più.

Come funziona lo stress

Dagli studi emerse che quando un organismo è sottoposto a tensioni e pressioni (stress, in inglese) passa attraverso tre fasi:

Fase 1: Allarme

In questa fase l’organismo registra il disagio e si premura di stare attento e di monitorare ciò che accade. L’organismo percepisce, a livello consapevole o inconsapevole, un fattore di stress cioè un vento che ritiene inaspettato o insolito e lo codifica come difficoltà o possibile pericolo.

Il fattore di stress può essere di natura psicologica (una preoccupazione o una litigata, per esempio), fisica (un incidente, una caduta, un fenomeno ambientale avverso come un terremoto…) o biologica (infezioni, malattie, intossicazioni…).

Fase 2: Resistenza o Adattamento

Questa fase può essere più o meno lunga ed è la fase in cui, persistendo lo stress, l’organismo si adatta alla situazione avversa e resiste. Molte persone restano imprigionate in questa fase. Un segnale per capire se capita anche a te è che fatichi a rilassarti, anche quando sei in un momento di pace e riposo.

Fase 3: Esaurimento

Quando il fattore di stress è superato o quando l’organismo sente di non avere più energie per resistere, si scivola nella terza fase che, fisiologicamente, dovrebbe garantire il recupero. Tuttavia, quando la fase precedente è durata molto e l’organismo non ha energie, questa terza fase può protrarsi molto a lungo.

La componente biochimica

Ogni fase appena descritta è accompagnata da movimenti ormonali che coinvolgono il cosiddetto asse ipotalamo-ipofisi-surrene. In particolare, viene prodotto il cortisolo, l’ormone dello stress, responsabile ad esempio di insonnia, aumento di peso, iperglicemia, stanchezza, alterazioni del tono dell’umore e, in particolare, l’alterazione delle difese e del sistema immunitario.

La componente sociale

No, non è solo stress perché oggi è diventato abituale tenere duro e resistere a ritmi serrati. Inoltre, i messaggi mediatici allarmanti portano le persone a temere scenari catastrofici, a vivere quotidianamente con l’ansia che qualcosa di negativo possa accadere a loro, ai loro cari, all’essere umano. Ne consegue che si sta sviluppando il cosiddetto stress cronico. Noti da te che conseguenze dannose tutto questo può avere sulla salute.

Se ti senti sotto pressione e ti pare di non riuscire a fare le tue cose quotidiane, se hai un sintomo fisico che hai già controllato con il medico e non va via, se l’umore cala, l’ansia aumenta e ti pare che tutto vada a rotoli… bè, il distress è probabilmente entrato nella tua vita.

Prevenzione e recupero

Prevenzione e recupero sono importanti. Entrambi parlano da sé: la prevenzione aiuta a non finire nel trappolone del distress, il recupero aiuta a uscirne quando ci si è già scivolati.

Per la prevenzione, sono buono tutti i modi che tu ritieni utili per ridurre lo stress; sport, hobbies, natura, meditazione… Valuta le tecniche di rilassamento che, una volta acquisite, ti accompagnano per tutta la vita, nel quotidiano e nelle situazioni più cariche. Valuta, anche, un percorso di crescita personale che ti rende più capace di fronte alo stress.

Per il recupero da distress… i tasselli da rimettere a posto sono variegati e, in tal caso, l’aiuto psicologico è a mio avviso indispensabile. Psicologico, perché la reazione al distress ha ripercussioni sulla tua vita, sulla tua salute e sulle tue relazioni e, forse non ci hai mai pensato, legami stretti con la tua storia.

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