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Ebbene, ripartiamo leggerini dopo le vacanze! Si va di narcisismo e di self-contact life.

Narcisismo sì o no?

Qualche  anno fa, nella revisione del manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici, si fece un gran parlare sulla possibilità di mantenere o togliere questo disturbo tra i cosiddetti disturbi di personalità.

La ragione delle perplessità degli esperti fu che, a ben vedere, è difficile poter fare una diagnosi pura di un disturbo di questo tipo e, soprattutto, che in qualche misura ognuno porta una dose di narcisismo.

Una possibile definizione di narcisismo

Potremmo, semplificando, definire il narcisismo una forma di auto-centratura che diventa invalidante qualora l’altro ne faccia le spese e lo si prenda in considerazione solo per illuminare se stessi, per valorizzarsi e uscirne vincenti.

Questa auto-centratura può manifestarsi in tanti modi. La persona può agire con aggressività, invadenza, manipolazioni; può anche assumere un atteggiamento di lamentela e rassegnazione che catalizzi l’attenzione su di sé. Può, cioè, sentirsi molto bella o molto brava, oppure ritenersi la persona che sta peggio di tutti o che si assume il carico maggiore.

Qualcuno sarà sprezzante del pericolo, qualcuno indifferente al dolore relazionale che può causare con i suoi comportamenti, qualcuno costringerà gli altri a prendersi cura di lui e a dargli dei privilegi.

L’origine del narcisismo 

Questi comportamenti narcisisti, ti parrà strano, arrivano da convinzioni maturate per difendersi da una prepotente vulnerabilità, fragilità, insicurezza vissute in epoca infantile. Dietro ai comportamenti appena descritti c’è una traccia, dimenticata o messa nel cassetto, di sofferenza, deprivazione emotiva, solitudine

Per tenere lontano questo vissuto di sofferenza e, di fatto, di inadeguatezza, la persona ha costruito nel tempo una corazza che protegge e sta a guardia di emozioni e sentimenti.

Ne consegue che il narcisismo sarebbe una strategia di adattamento che il bambino che ha sofferto ha creato per sopravvivere.

Un po’ di narcisismo in tutti?

Mettendo da parte le etichette diagnostiche, in qualche misura può capitare a tutti di utilizzare un comportamento narcisista, ossia un comportamento che  aiuti a proteggersi da emozioni e sentimenti e a sentirsi più sicuri e di valore. Ad amare se stessi.

Il narcisismo è amore di sé. Lo sapevi già eppure suona comunque un po’ strano, vero? Siamo abituati a parlare di narcisismo nella sua accezione negativa e ci perdiamo il suo significato intrinseco: l’amore di sé.

Pensa che nel quotidiano, i comportamenti narcisisti – di amore di sé – sono frequenti.

Nessuno di questi comportamenti è sbagliato. Si tratta di comportamenti che metti in atto per valorizzare qualcosa di importante per te, per amarti di più. Questo tipo di comportamenti hanno, per così dire, matrice narcisistica cioè li usi per restituirti valore, nutrono la ferita che si è aperta tempo fa. Nell’infanzia, come accennato o, nel corso di vita (delusioni sentimentali, impossibilità ad avere figli, flop professionali…).

Qualche esempio…

Metto qui qualche esempio, tratto dalla vita quotidiana.

  • Selfies  a manetta in Facebook e Instagram delle tue imprese sportive;
  • Lamentele continue e inconsolabili sul carico di lavoro che ti spetta a causa del ruolo di pregio che ricopri;
  • Fotografie pubbliche che ti ritraggono in costume da bagno e valorizzano il tuo fisico;
  • Tenere banco tutta la sera parlando delle prodezze di tuo figlio;
  • …e così via! 🙂

Noti che sono comportamenti comuni? Ecco, questa misura di comportamento narcisista, bè, va bene! Potremmo chiamarli comportamenti di sopravvivenza psicologica perché sono un modo in cui la persona tenta di o riesce a sentirsi sicura nel mondo.

Il problema avviene quando questi comportamenti diventano “troppo”.

Quando è troppo?

Questi comportamenti diventano “troppo” ad esempio quando:

  • Sminuiscono gli altri
  • Influenzano le scelte degli altri
  • Sono usati per ottenere benefici a scapito degli altri
  • Manipolano gli altri
  • Fanno sentire gli altri in colpa

In breve e in soldoni, i comportamenti narcisisti sono “troppo” quando vanno a toccare valore, libertà, autonomia dell’altro e non lo rispettano.

A questo tipo di comportamenti “troppo” ci si riferisce nelle riviste di divulgazione e nei siti in cui si invita a stare all’occhio alle persone narcisiste.

Tuttavia, professionalmente preferisco tenere d’occhio anche gli altri comportamenti, perché sono un segnale, nella mia mappa di lettura psicologica, di un bisogno. Più spesso di sicurezza, cura, fiducia, stima da colmare. Ma non è detto, ogni storia è a sé.

Colmato questo bisogno, si ridurrà la possibilità che il comportamento di sopravvivenza si tramuti in un comportamento “troppo”.

Come si colma questo bisogno con la self contact-life

Utilizzo una locuzione anglosassone che mi fu cara, anni fa: il bisogno di sicurezza si colma con l’abitudine a una self-contact life.

Che cos’è?

Una vita a contatto con se stessi. Stavo per aggiungere “semplicemente”, ma non è poi così semplice. Si tratta di allenarsi alla consapevolezza dei propri comportamenti e schemi di reazione emotiva, degli inneschi delle proprie reazioni, delle scelte comportamentali che hanno la funzione di irrobustire la sicurezza e la fiducia in te o di soddisfare qualche altro bisogno.

Solo monitorando questi comportamenti, riconoscendoli, divertendoti nel pescarti a agirli di nuovo, è possibile identificare il bisogno sottostante che essi tentano di colmare. Una volta identificato il bisogno, sarà più agevole scegliere come colmarlo al meglio, magari lasciando andare quei vecchi comportamenti che rappresentavano solo un’illusione o un ologramma di sicurezza.

Qualcuno, per raggiungere questo obiettivo, usa la meditazione, le arti marziali, lo yoga. Ottimo.

Io, dal canto mio, ti propongo di usare – o di affiancare – la psicologia! 🙂

 






 

 

 

 

 

 

 

 

 

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