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Capita così, sono sul divano e sto cancellando con una gomma una scritta a matita sull’agenda. Lo faccio con cura, in una sola direzione, per non rischiare di strappare la pagina e arriva il ricordo, di una ventina di anni fa…

Quando arriva una richiesta che fa sentire speciali

Torniamo indietro di questa ventina d’anni, quindi. Mi vedo con i capelli un poco crespi, occhiali di metallo e un abbigliamento casual(e) – molto casual(e).

Al termine di un compito di latino, quando avevo finito e guardavo il vuoto aspettando esausta lo scadere del tempo, il professore richiamò la mia attenzione:

Franceschina [abitudine del professore chiamarci con i diminutivi, non prendetevela con me!], vieni un attimo da me per favore. Ho un compito da darti.

Certo, arrivo! [Mi dava un non so che di prestigioso questa richiesta inattesa e forte era la curiosità del compito che immaginavo parimenti prestigioso e nobilitante agli occhi degli altri]

Quando la richiesta suscita delusione

Avvicinatami alla cattedra, il professore estrasse dalla sua borsa un tomo spesso, ben rilegato. Lo aprì e mi mostrò la filigrana, i caratteri greci ben stampati, accarezzando le pagine. Non posso dirvi di aver apprezzato, ma posso dire che capivo che il professore apprezzava.

Ora ti mostro quale compito desidero tu svolga per me.

Sussurrò il professore.

Penso che questo sussurro abbia contribuito al fraintendimento e a farmi pensare vi fosse qualcosa di segreto e particolarmente esclusivo nel compito che stavo per affrontare.

Il professore prese una gomma nuova di zecca da un astuccio e mi disse:

Allora Franceschina… la gomma è perfettamente bianca, quindi dovrebbe facilitarti le cose. Purtroppo ho fatto delle sottolineature a matita in questo libro che non merita questo trattamento.

Ti chiedo questo: sfoglia le pagine, una a una con delicatezza – la vedi la filigrana! – e dove vi sono segni a matita cancellali.

Un’accortezza: quando cancelli, fai il movimento solo in una direzione altrimenti rischi di stropicciare o strappare la carta e… la vedi che filigrana è!

Tieni, prova!

Mi passò la gomma e io, diligentemente sebbene presa da una specie di imbarazzo, mostrai di saper cancellare muovendo il polso in una sola direzione.

Soddisfatto, il professore mi diede il suo tomone – immenso -, la gomma e io andai al mio posto.

Qualcuno rise, qualcuno simpatizzò con me per il compito “ingrato”.

Dal canto mio, ahimè, pensai di valere poco e di essere buona solo per cancellare qualche segno da un libro.

Vent’anni dopo…

Vent’anni dopo, mentre cancello, sulla mia agenda, una scritta in matita, ricordo l’episodio che, a dirla tutta, ora mi sembra raccontare una storia diversa.

  1. So cancellare senza rovinare una pagina
  2. Per farlo serve un certo livello di cura, pazienza
  3. Farlo su un tomo richiede ancora più pazienza
  4. Farlo su un tomo prezioso richiede ancora più cura
  5. Il professore si fidò di me

A guardare bene, il ricordo cambia!

E così, a distanza di vent’anni, riconosco nell’adolescente con gli occhiali di metallo e il look casual(e), alcune caratteristiche che mi accompagnano tutt’ora, anche nel mio lavoro: cura, pazienza, affidabilità.

Alla fine, quello, è un bel ricordo!

Hai un ricordo da raccontare?

Scrivilo qui sotto oppure puoi raccontarmene la storia per mail: fontanella.francesca@gmail.com

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    8 commenti

  1. emcquadro 18 Aprile 2017 at 10:43

    Come promesso, ecco un ricordo.
    Col cuore in gola, feci 200 km per vedere con i miei occhi il suo mare, quello che vedeva lei con i suoi occhi: mi sembrava il massimo della poesia, ciò che avevo sempre sognato, una follia di quelle che non dimentichi più perché, comunque vada, ne vale la pena. Ci credevo.
    Arrivai al porto con un cargo di speranza, misto a rabbia, a delusione: c’era in quei momenti dentro di me veramente di tutto, nel senso che non avevo un’emozione dominante, ma l’emozione non aveva un colore, era un arcobaleno e oltre.
    Lei non si fece trovare, come da copione.
    Guardai in alto cercando lo sguardo di un Dio cui neanche credo, ma, in quei momenti, ti aggrappi a tutto pur di trovare un senso o un palliativo alla tua tristezza: ero triste, sì, ero molto triste, rimasi malissimo perché m’aveva promesso mari (appunto) e monti, ma si vede che quel giorno lei stava ai monti, ed io al mare, il suo mare. Portai per anni quel ricordo come un macigno dentro di me, un fardello dal quale non riuscivo a separarmi perché non trovavo una spiegazione, una parola, un confronto, qualche elemento che, rispetto a quel comportamento che aveva attuato nei miei riguardi, mi facesse capire. Non ebbi parole, né gesti, né nulla, ma solo silenzio, un silenzio durato anni. Ho ascoltato quel silenzio come un ladro nella notte, con i nervi tesi., attento; ho sperato di udire una voce, una parola, ma niente. Tutto questo per anni.
    Poi, come detto, il tempo fa il suo, il suo corso, la sua storia che, alla fine, s’intreccia con quella di tutti noi e cancella, o almeno leviga, le asperità del passato, quei brutti ricordi che un tempo facevano molto male.
    Oggi di quei momenti mi rimane la mia Poesia, la mia Nobiltà che, comunque, un giorno o l’altro troverà una sua corretta collocazione. Ho sognato e sogno ancora, segno che la vita continua, a dispetto del mare.

    • Grazie di cuore per il racconto di questo ricordo in cui si sente il silenzio… ho visto le immagini davanti ai miei occhi senza sonoro fino a quando ho letto le parole Poesia e Nobiltà che hanno iniziato a suonare un motivo leggero. Ha una colonna sonora, per te, questo ricordo? 🙂

      • emcquadro 19 Aprile 2017 at 13:04

        La Poesia fa parte della mia vita; ho trascorso anni nel tentativo di scrivere, senza penna o tastiera, versi da declamare, ma non ho trovato la giusta platea, troppo interessata ad altro che non ad ascoltare. Ascoltare è un’altra virtù diventata rara, così come il coraggio, la delicatezza, la pacatezza dei toni. Così va la vita
        Hai visto giusto: c’è un brano https://www.youtube.com/watch?v=Vg-0DFNTBm0
        Musica e sogno viaggiano di pari passo, almeno nel mio cammino. Mi dispongo all’ascolto ed ho scarpe buone.

      • francescafontanellapsicologo 19 Aprile 2017 at 13:21

        Brano toccante! Merita di essere ascoltato 🙂 Grazie emcquadro!

      • emcquadro 19 Aprile 2017 at 13:22

        Grazie a te per l’ascolto 😉

  2. emcquadro 12 Aprile 2017 at 18:22

    Leggere la vita del passato da un altro io, quello che non c’è più, ma era. Ti leggo dal telefono e non volevo perdere il post, nel quale, non appena avrò un pc a portata, ti racconterò di un vecchio ricordo e di nuove sensazioni che suscita in me rispetto al passato.
    Mi piace il tuo blog ?

    • Grazie emcquadro! Che bello leggere che ti piace il blog 🙂 Aspetto con curiosità il tuo ricordo…

      • emcquadro 12 Aprile 2017 at 20:04

        Dal telefono, mi limito a lettura e leggere impronte da lasciare sui post più stimolanti; questo merita un approfondimento. Lo farò ?

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