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Oggi si parla di … Etichette Diagnostiche.

Quando scrivo “Etichette“, intendo proprio delle etichette, come quelle che si trovano cucite saldamente sul retro o sul lato dei capi di abbigliamento.

E cosa si fa, di solito, di queste etichette? Si tagliano, si strappano, si tengono quelle morbide, che non danno fastidio o che ci piacciono per il marchio che rappresentano.

La psicologia, negli ultimi 30 anni, si è avvicinata molto al mondo medico, in parte per vedersi riconosciuti pari credibilità e prestigio, in parte per avere risposte più facilmente misurabili, determinate da criteri diagnostici, rispettive modalità di intervento e prognosi.

Uno degli effetti è stato quello di creare una categoria professionale con poca identità.

Un altro, a mio parere molto pesante, è la ricerca affannata di una valutazione diagnostica e una conseguente patologizzazione della varietà umana.

Questo ha portato alla diffusione di terminologie tecniche, di tipo psichiatrico (il manuale diagnostico di riferimento, il DSM -ora all’ edizione 5- è un manuale per psichiatri), che inducono le persone a porsi autodiagnosi e a sentirsi malate.

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Qualche esempio: la Fobia Sociale, l’Attacco di Panico, il Disturbo d’Ansia generalizzata, il Disturbo Bipolare…

Etichette Diagnostiche di questo tipo hanno l’effetto di attribuire un’identità associata ad una malattia, offrendo poche speranze, alla persona, di stare bene.

Ora, non intendo dire che questo tipo di patologie non esistano, ma la loro incidenza è inferiore a quella dichiarata dalle persone che si rivolgono al medico di base o allo psicologo con la convinzione di avere, ben cucita addosso, un’ Etichetta.

Ora dirò qualcosa per cui qualcuno, tra chi legge, potrebbe indignarsi.

L’Etichetta può avere effetti realmente controproducenti: far sentire malati – che lo abbiamo già detto – ma anche proteggere e autorizzare a non avere un ruolo attivo per sentirsi meglio.L’Etichetta autorizza all’uso di farmaci anche quando non necessario e all’assunzione di una posizione passiva rispetto al ben-essere e ben-stare.

I lettori che sono rimasti hanno, ora, la possibilità di conoscere un modo alternativo per affrontare i disagi psicologici:

Accettare di togliere l’Etichetta

Fate conto che sia una di quelle Etichette che pizzicano e irritano la pelle: va tolta.

Forbicine alla mano, con accuratezza, va tagliata l’Etichetta.

L’effetto è quel misto di sollievo e disorientamento che offre la LIbertà.

Il sollievo di scoprire di avere nuove opportunità e di non essere in gabbia e il disorientamento di avere la responsabilità della propria salute psicologica.

Che effetti hanno, su di voi, queste parole? Con chi potreste condividerle?

Dott.ssa Francesca Fontanella

fontanella.francesca@gmail.com

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