L’ansia da mascherina è un nuovo modo in cui la nostra ansia benedetta si fa sentire. Ecco un articolo che per una metà si fa scherzoso e per la seconda metà niente affatto. In questi giorni hai indossato la mascherina? Avrai notato un paio di cosette…

Uscendo con la mascherina…

Un classicone: l’occhiale appannato

Uscendo con la mascherina succedono cose… Una tra queste è il classicone che circola nei social da settimane: l’occhiale appannato, sia esso da vista o da sole. Chi indossa gli occhiali, fa giochi di prestigio per riuscire a posizionare la mascherina per minimizzare l’appannamento, quella nebbiolina fastidiosa che per lo più si era soliti esperire entrando nel caldo rifugio montano d’inverno mentre fuori fa così freddo che crocchiano le dita dei piedi.

Oggi, l’occhiale appannato resta anche nei mesi caldi irritando o agitando i suoi indossatori. Scherzandoci su, potremmo parlare di frustrazione da occhiale appannato, ma il turbamento sociale rispetto a questo mi sembra relativo quindi passo ad altro.

Un altro classicone: singing in the… mask!

Come sotto la doccia, la mascherina offre l’illusione di riservatezza e, facci caso, la gente canticchia sotto la mascherina. Un poco forse si fa compagnia, un poco si sente libera. Mi piace un mondo!

Oltre al fatto che la mascherina consente di non avere per forza un’espressione gioviale o acuta, e questo è un altro aspetto da considerare. Entrambi questi temi non mi sembrano suscitare particolari reazioni sociali, quindi passo di nuovo oltre.

Si parla meno

Ecco, qui entriamo in un argomento che fa sorridere a metà. Sì, sono d’accordo che un po’ di silenzio ci voleva e che non avere il continuo cicaleccio di alcuni e alcune abbia un che di sollevante, tuttavia…

Tuttavia ho notato che le persone rinunciano alla conversazione perché la mascherina la rende più faticosa. Si dicono alcune frasi, si argomenta parzialmente e poi, se non si toglie la mascherina dal naso, non si riesce a proseguire oltre. In particolare se la conversazione sta emozionando.

Dato che è bene evitare di togliere la mascherina dal naso, ne consegue che la conversazione dopo un po’ langue. Il problema non sono i contenuti, ma l’energia che la persona sente di spendere nella conversazione con indosso la mascherina e che la fa rinunciare. Ho assistito a una discussione in cui ho notato il senso di impotenza delle due persone che non riuscivano a chiarirsi proprio per questa fatica.

Manca il respiro

Chi passeggia un poco più speditamente, nota che dopo un po’ manca il fiato. Il processo è chiaro: si tende a inspirare anche anidride carbonica, la stessa che si era appena espulsa con l’espirazione. L’aria nella mascherina si riscalda, i polmoni sembrano non essere liberi di fare bene il loro lavoro.

Data l’assonanza di questa fatica a respirare con le orribili storie che ci ha raccontato chi è sopravvissuto al covid-19, alcune persone riferiscono di aver avuto momenti di panico e di aver pianto per la paura o anche per lo lo straziante pensiero di chi non ce l’ha fatta, soffocato dal virus.

Anche chi non fa questi pensieri o non vive queste emozioni, sperimenta lo sforzo richiesto alla respirazione e, appena possibile (nel rispetto delle norme di sicurezza), abbassa la mascherina.

Gli altri sono tutti mascherati

Per alcune persone, non poter vedere per intero il volto degli altri è minaccioso. In linea generale lo è per tutti, perché implica una perdita di controllo dell’ambiente e, in alcuni, la sensazione di perdita di controllo si accentua fino a farli sentire in pericolo.

Se stai provando qualcosa di simile, è probabile che tu preferisca tornare in casa il prima possibile o che scelga posti molto isolati. Luoghi con altre persone diventano già di per sé stimolanti e al contempo poco controllabili e con la mascherina il tutto peggiora.

Ecco, quindi, l’ansia da mascherina…

Una conseguenza di tutto questo è la possibilità che si sviluppino episodi di ansia che paiono senza motivo e, invece, hanno spiegazioni chiare.

L’ansia da mascherina, quindi, può essere causata da diversi fattori:

  • Una fisiologica mancanza di aria che il cervello registra come un segnale d’allarme dato che la respirazione è necessaria per la sopravvivenza. L’allarme si traduce in ansia.
  • La preoccupazione rispetto alla malattia e l’angoscia per chi la ha vissuta.
  • La mancanza di controllo dell’ambiente non potendo vedere i volti degli altri.
  • Il senso di impotenza legato alla fatica di sostenere una conversazione.

Va aggiunto l’effetto di disorientamento che la novità di questa vita diversa ci sta proponendo. Anche il disorientamento sta nella famiglia della mancanza di controllo e può stimolare ansia.

Il mio servizio è senza mascherina!

A fronte di tutto questo, sono particolarmente contenta di poterti offrire le consulenze in videochiamata o telefoniche. Niente ansia e niente senso di impotenza aggiuntivi, nei nostri colloqui! Solo la bellezza di poterti raccontare in modo libero, anche dai dispositivi.

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