Cosa vuoi che sia!” è una frase per minimizzare che nasconde tante cose… tra cui paure e presunzione. Ne stiamo facendo i conti da settimane e, ahinoi, continua a risuonare in comportamenti più o meno sconsiderati.

Minimizzare è portare al minimo

Quando si minimizza qualcosa, si porta al minimo. Un conto è portare al minimo un rischio, un conto è considerare il minimo possibile un pericolo. Lo stesso processo, minimizzare, nel primo caso è buono, nel secondo è svalutare e la svalutazione è molto pericolosa, in particolare quando è svalutato un problema.
Perché svalutare un problema?

Per leggerezza

Quando un problema è svalutato entrano in gioco fattori diversi tra cui l’incapacità di riconoscere possibili conseguenze negative. Si parla di sottostima del rischio che, di fatto, è proprio un non valutare esiti negativi delle proprie scelte. Take it easy, vivere leggeri! … o, piuttosto, superficiali! È un tipo di minimizzazione che richiama quella infantile o quella adolescenziale: in pratica, stai facendo il ragazzino! (o la ragazzina!)

Diminuire la paura

Si può svalutare anche per paura: un problema piccolo è meno spaventoso di un problema grande. La persona si trae in inganno da sé, per rassicurarsi, sebbene tutto questo diventi deleterio qualora il problema si riveli grande. Questo tipo di minimizzazione parla di insicurezza personale e poca fiducia nel proprio saper far fronte a ciò che accade.

Sentirsi speciali

Qualcuno svaluta per presunzione. Costoro si sentono speciali, presumono di sapere, di avere idee più brillanti, di poter sbaragliare il problema con la loro stessa presenza. Sparano a raffica su chi è più prudente, ironizzano, si elevano a persone equilibrate, non accettano gerarchie, autorità o che qualcuno ne sappia più di loro. Ne abbiamo conosciuti diversi in questi giorni. Se sei tra loro, temo il tuo sia almeno un problema di autostima ipertrofica, più probabile qualcosa in più…

Minimizzare il valore delle regole

La situazione si aggrava se minimizzi pure le regole che qualcuno sta mettendo per proteggerti. Praticamente ogni volta che hai detto o pensato qualcosa del tipo:”Ma cosa vuoi che sia?” hai minimizzato il pericolo e svalutato chi ti sta dicendo di non minimizzarlo.

E se lo hai fatto, adesso stai minimizzando anche le mie parole, tanto, cosa vuoi che sia? È grave. Il processo in cui ti trovi è grave perché pericoloso per te e per gli altri oltre a farti fare una pessima figura!

Senza entrare nel dettaglio…

Senza entrare nel dettaglio, tanto sai già a cosa mi sto riferendo, mi sbilancio nel dirti che sono disgustata. Non tanto per i primi momenti di minimizzazione, ma per il reiterare l’errore, per il gusto di sentirsi outsider – senza capire che questo modo di uscire dagli schemi è di basso livello – e perché ancora oggi, a “Italia chiusa”, insisti nel dire che andrai a berti un caffè al bar con un’amica per ingannare il tempo e che domenica uscirai dal tuo comune per andare a camminare al lago.

Non hai capito, è evidente. Perché non voglio pensare che tu abbia ancora energie per giocare a minimizzare.

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