Ce ne siamo accorti in fretta che tutto ciò che è fast non è contemplato nel quotidiano sudafricano. Né il fast food, né altri tipi di attività seguono i ritmi rapidi e talora affannati che conosciamo nella nostra quotidianità. Dopo un attimo di disorientamento, ci siamo adattati bene ai nuovi ritmi. Slowly, senza fretta, hakuna matata, aggiungerebbe il facocero Pumbaa.

Questo non è un articolo che parla di rallentare!

Non scrivo questo articolo per ricordarti di rallentare, anche se, tra le righe, lo ricordo comunque anche a me stessa. Tuttavia, ciò di cui vorrei parlare è la doccia di consapevolezza  che mi è arrivata leggendo un cartellone, in un locale della zona di Oudtshoorn.

Va detto che già da qualche giorno stavamo sperimentando i ritmi lenti, ma ancora nessuno era stato così esplicito. Il cartello recitava:

We do not make fast food. We make fresh food, as fast as we can!

Non facciamo cibo veloce. Facciamo cibo fresco, più veloci che possiamo!

Non fanno “fast food”, dicono!

In pratica, i gestori del locale fanno presente che quel servizio non offre un pasto rapido. Essi scelgono di preparare cibo fresco e questo richiede dei tempi, sebbene loro facciano il possibile perché siano rapidi.

Un modo diverso per parlare di qualità, ma anche un modo diverso per rientrare in contatto con il tempo che, ogni cosa, richiede.

Neanche lo psicologo è un fast food

Secondo me. Secondo me neanche lo psicologo è un fast food. Io, per lo meno, noto di non esserlo. Sebbene la mia intenzione sia facilitare il cambiamento, sebbene lavori perché tu possa il prima possibile sentire di aver raggiunto il risultato che desideri, mi dedico con calma alla tua storia.

E, come per la preparazione delle diverse pietanze, qualche storia richiederà un tempo di esplorazione breve, qualche altra un po’ di più.

Assapora con calma

Una pietanza preparata con cura, cotta al punto giusto, speziata in modo sapiente, presentata con garbo, non merita di essere fagocitata senza interesse. Davanti a un piatto ben fatto, capita di rimirarlo, di annusarne gli aromi, di assaporarlo prendendosi il tempo.

Anche con la tua storia, puoi seguire lo stesso principio: puoi assaporarla piano, annusarne gli aromi, aggiungerne o aggiustare la ricetta, via via che procedi a preparare il piatto del cambiamento.

Questione di qualità?

Non si tratta di una questione di qualità perché anche un cibo “fast” può avere ingredienti di qualità, ma… la differenza sta nell’unicità del piatto. Per procedere in modo fast serve una procedura ripetuta in modo rigoroso, che permette di essere rapidi e automatici nelle azioni e, questo, fa sì che il tuo piatto risulti del tutto simile a quello del tuo vicino.

Se, invece, il piatto è fresco, preparato sul momento, con gli ingredienti disponibili, diverrà una creazione unica.

Vivere anziché rincorrere risultati

Ecco, il cartello affisso al locale in Sud Africa, nella zona più ricca di struzzi che abbiamo visto, mi ha restituito la consapevolezza dei tempi che servono per fare le cose. Con il cellulare sempre in tasca, abituati a rispondere alla prima notifica, avvezzi a cercare ogni cosa su Wikipedia per poi dimenticarla pochi secondi dopo…stiamo perdendo il senso del vivere.
Per lo meno, il senso che sento di dargli.

Non credo che lo scopo siano risultati, uno dopo l’altro, da segnare con la spunta – fatto, fatto, fatto anche questo… -. Credo, invece, che conti un vivere curioso che si ferma a osservare e si gode il viaggio. Aspettando un piatto alla griglia fatto sul momento o scoprendo se stessi e il proprio ben vivere durante un percorso psico.

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