Una lezione utile può arrivare in modo inaspettato, in un momento inaspettato e da un maestro inaspettato. In questo caso da dei maestri, i miei capelli. Che tendono a disidratarsi, aggiungo, come premessa.

Disidratazione versus nutrimento

Metti di avere una gran sete e che qualcuno, con gentilezza, ti porga un tarallo, una banana, un pezzetto di formaggio. Che fai? Immagino che probabilmente rifiuteresti perché non è ciò di cui hai bisogno in quel momento e sai che avresti poi ancora più sete.

Se ti venisse porto un bicchiere d’acqua le cose andrebbero diversamente: berresti il bicchiere, il bisogno di dissetarsi sarebbe soddisfatto.

Ecco, anche i capelli fanno cosi!

Se sei del club di chi si intende di capelli, conosci già bene il meccanismo, peraltro piuttosto logico, considerando quanto appena scritto.

Se il capello è disidratato, le maschere nutrienti sono controproducenti e lo seccano ancora di più! Interessante! Il capello, non soddisfatto nel suo bisogno di idratazione, respinge il nutrimento e peggiora, sta peggio.

Anche i bisogni emotivi fanno così!

Osservando questo fenomeno, mi sono trovata a riflettere sui bisogni non soddisfatti. A volte le persone scelgono di non comunicare ciò di cui hanno bisogno oppure di farsi andare bene ciò che ricevono (anche se non lo desiderano).

Nel primo caso, non comunicando il bisogno potrebbero non ricevere alcunché. Oppure, potrebbero ricevere qualcosa che l’altro crede utile per loro. In pratica, se non dici che hai sete, l’altro potrebbe offrirti un tarallo, magari perché lui (lei) ha fame o perché gli (le) piacciono i taralli.

Nel secondo caso, se ti fai andare bene anche una cosa che non fa per te, è come mangiare il tarallo senza tenere conto che avresti voluto un bicchiere d’acqua. Lasci perdere il tuo bisogno e è come se non lo sentissi più.

Una ragione educativa e sociale

Alla base di questi due tipi di comportamento ci possono essere abitudini educative e sociali che riguardano l’adattamento, il non fare richieste, la gratitudine per chi ti sta offrendo qualcosa…

La buona educazione, il rispetto dell’altro, l’abitudine a prendere ciò che arriva sono risorse fino a quando non perdi di vista ciò di cui hai bisogno. C’è un punto in cui, eccedendo, ti perdi di vista, non sono soddisfatti i tuoi bisogni e, peggio ancora, non li sai più riconoscere. Potrebbe, addirittura, parerti di non avere proprio bisogni, da tanto che ti sei abituato/a a non sentirli.

Dai capelli, doppia lezione utile

Effetto rebound

La lezione che mi hanno dato i miei capelli è stata utile in diversi modi. In primo luogo mi ha permesso di fare attenzione a questo meccanismo di rebound per cui, se non soddisfo il bisogno giusto, la situazione peggiora.

Anestesia ai bisogni

In secondo luogo, mi ha ricordato quante volte mi capita di cacciare indietro un bisogno, anestetizzarlo, per dare la priorità ad altro che, in quel momento, pare essenziale.

In che modo intendo applicare questa lezione utile

  • Professionalmente: per aumentare l’attenzione rispetto alla richiesta delle persone ed essere certa che stiamo lavorando sul bisogno e non su qualcos’altro;
  • Professionalmente: per tenere a mente l’anestesia ai bisogni come e più di prima. Le persone potrebbero comportarsi con i loro bisogni in modo da dimenticarli, trascurarli o non sentirli;
  • Professionalmente: per ricordare che esiste l’effetto rebound da cui stare alla larga!
  • Personalmente: tutte le precedenti 🙂

Un invito

Ti invito a osservare nel tuo quotidiano come te la cavi con ciò di cui hai bisogno; se ti capita l’effetto rebound o se ti riconosci nell’anestesia ai bisogni. Ancora, nota se l’educazione che hai ricevuto ti aiuta a esprimere i tuoi bisogni o a tenerli da parte.

Se vorrai, hai la mia disponibilità per parlarne: ciao@francescafontanellapsicologo.com

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