Da un po’ rifletto su questo articolo. La ragione è che non ci sono parole per raccontare l’esperienza di una diagnosi infausta. O, per lo meno, non le conosco. Conosco il silenzio, lo sguardo, il tocco lieve e l’abbraccioMa non conosco parole.

Tuttavia, se non esistono parole, provo a inventarle. Poche, quelle che usciranno.

Vivere con la morte 

L’esperienza di una diagnosi infausta ti ricorda che, mentre vivi, porti con te la chiusuradella vita e ti informa che sta arrivando il momento di fare i conti con la morte. Credimi, mentre scrivo queste parole, i visceri si contorcono per la paura, lo struggimento, le emozioni che accompagnano la morte di sé e delle persone care. Vorrei fermarmi e non scrivere più: perché dedicare un articolo alla morte, alla malattia? Perché fanno parte della vita e il mio lavoro è prendere atto del ciclo di vita e delle esperienze che, nell’arco della vita, le persone possono fare. Nessuna esclusa.

Cosa succede dopo una diagnosi infausta?

Nessuno lo sa. Nessuno lo sa per davvero. Dolore, tristezza, rabbia, accettazione, ansia, paura, sensi di colpa e, ancora, angoscia, voglia di vivere, amore, disperazione, senso di impotenza, tenerezza. Mentre leggi, avrai pensato a qualche altra emozione, ne sono certa. Perché sono tante e differenziate al punto che, quando si parla di lutto, si parla di un labirinto emotivo.

Lutto? In che senso?

In psicologia, il lutto è una perdita. Ogni perdita può portare con sé reazioni e sentimenti di lutto e, quando si riceve una diagnosi infausta, si perdono tante cose: la salute, l’illusione di “invincibilità”, la speranza, le prospettive per il futuro. Inoltre, la certezza di una morte prossima, origina un lutto anticipatorio per la perdita della vita che coinvolge chi ha ricevuto la diagnosi, familiari e amici.

Ogni istante

Vorresti vivere ogni istante e godere dei pezzetti di vita che la diagnosi infausta ti lascia. Istanti che rubi a terapie, pianti e momenti di sconforto e che vuoi costellino ciò che resta della tua vita. Di nuovo, mentre scrivo, mi paiono parole, solo parole. Non mi bastano e immagino che possano non bastare neanche a te. Per favore, immaginale come un abbraccio o uno sguardo presente. 

Tre cose che puoi fare in questi istanti

  • Gioco e divertimento: fai cose che ti piacciono, con le persone che ti piacciono. Ridi, se puoi.
  • Onorare la tua vita: condividi ricordi, guarda e scatta fotografie, incontra chi ami.
  • Lasciare qualcosa di te a chi vuoi tu: un oggetto, uno scritto, una canzone, un abbraccio…

Resta, in questo istante.

Condivido con te il titolo di un libro che racconta una storia di diagnosi infausta se vorrai leggerlo o ascoltarlo: Semplicemente perfetto, di Jostein Gaarder. 

Cari Pensieri, Francesca

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