Si parla qui di Superstizioso, al maschile, volendo riferirsi a entrambi i sessi. Il Superstizioso è colui che “accetta e segue credenze e pratiche che costituiscono superstizione” (Treccani).

La Superstizione

Per superstizione si intende un insieme di credenze e pratiche rituali dettate da ignoranza, frutto di errore, di convinzioni sorpassate, di atteggiamenti irrazionali.

Gatti neri, sale, specchi, numeri, per citare i più comuni oggetti di superstizione; gesti scaramantici popolari o legati alla storia personale; leggende che ne avvalorano il senso.

Sono certa che anche tu hai incontrato almeno una volta un Superstizioso, qualcuno che ti ha parlato di una superstizione.

Il venerdì 17, ad esempio

Ogni settimana che contiene il venerdì 17 è oggetto di conversazione e ogni venerdì 17, in molti – sul serio o per gioco – nominano la nota superstizione.

Tuttavia, ricordo ancora quando al liceo il professore ci narrò la possibile origine di questa superstizione. Chiamò alla lavagna Federico e gli fece scrivere a caratteri romani il numero 17. Sulla superficie di grafite, il gesso bianco in mano a Federico tracciò i segni: XVII.

Il professore ci chiese di cambiare l’ordine dei caratteri per costruire una parola latina che conoscessimo e in fretta qualcuno buttò lì: “VIXI!!”

“Esatto, VIXI. Che significa: “Vissi”. Per i romani ciò poteva significare che ora sono morto. Vissi, ora sono morto. In effetti dire “VIXI” suona piuttosto sinistro, visto in questo modo, no?

Ogni superstizione ha una storia

Questo tipo di storie si narrano per molte superstizioni. In questo momento ricordo la superstizione del gatto nero: quando attraversa la strada porta sfortuna. In effetti, se un cavallo di notte vedeva all’improvviso un paio di occhi gialli nel buio, si può immaginare che si impennasse, creando incidenti e danni. Pertanto, nell’immaginario collettivo, incontrare un gatto nero che attraversa la strada era pericoloso, causava sventura.

Chi ne sa di più di me di cultura popolare, potrebbe narrarci un’infinità di queste storie interessanti.

Superstizione e pensiero magico

Qual è il problema? Mah, direi nessuno se, con la superstizione, ci si gioca per caso. Diventa un problema quando, per il Superstizioso, diviene una convinzione dominante considerata “verità”. Le conseguenze di una convinzione dominante, rigorosa, che ruota intorno a una superstizione possono essere invalidanti.

Una superstizione, infatti, è caricata del cosiddetto “pensiero magico”. Il pensiero magico prevede una causa-effetto diretta tra l’oggetto di una superstizione e i fatti che accadono nel quotidiano.

Se…allora…

Il pensiero magico legato alla superstizione recita che se accade una certa cosa, per suo effetto necessario, ne accadrà un’altra, per lo più di tipo negativo.

Se il gatto nero attraversa la strada, sarà morte e sfortuna.

È evidente che non vi possa essere una correlazione tra le due cose e che l’una non può essere causa diretta della seconda, tuttavia, le credenze popolari hanno divulgato questa informazione dimenticando i dettagli. La frase corretta suonerebbe più o meno così:

Se il gatto nero attraversa la strada di notte, il cavallo che lo vede si spaventa e si impenna e potrebbe far cadere il cavaliere o rovesciare la carrozza e, quindi, causare dei danni economici o ferite o morte di persone.

Molto diverso, non trovi?

Esorcizzare la paura

Cosa succede, allora? L’essere umano Superstizioso inizia ad avere paura di queste correlazioni che non riconosce come fantasiose e crea dei rituali per annullare l’effetto. Quindi, via libera a conteggi alla rovescia, gesto delle corna, sale lanciato alle spalle, rinuncia a fare delle attività nei giorni considerati sfortunati…

I rituali aiutano a riprendere il controllo e ad avere meno paura.

Superstizione, ossessioni e rituali

Come ci dicevamo poco fa, le superstizioni possono diventare un problema. Esse possono creare ossessioni da cui liberarsi con i rituali. Una persona che si abitui a questo tipo di reazioni comportamentali, costruirà tutto un suo mondo di credenze, ossessioni e rituali volti a mantenere il controllo delle attività quotidiane, delle relazioni, di se stessa.

La persona che organizza il suo pensiero attraverso ossessioni e rituali, ne diventa schiava. L’intenzione è positiva – ad esempio salvare la vita alle persone care, mantenere il lavoro, essere una brava persona -, gli effetti sono devastanti. Ancor più quando la persona inizia a temere di non fare abbastanza e arriva l’angoscia.

Nel suo estremo, questo comportamento diventa un disturbo psicologico che forse avrai già sentito nominare: il disturbo ossessivo compulsivo.

Desideri informazioni aggiuntive?

Scrivimi a ciao@francescafontanellapsicologo.com


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