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Un titolo inusuale per questo articolo che tocca un tema caro alla psicologia sociale: sforzarsi di eguagliare gli altri. Qui vorrei esplorare cosa significhi, quando sia utile, quando no e le implicazioni di questo sforzo.

Eguagliare è imitare?

L’imitazione è un fenomeno che appare alla nascita, sparisce dopo qualche settimana per poi tornare dopo i sei mesi del piccolo. Imitare significa replicare un comportamento altrui e lo scopo biologico di questa funzione è l’apprendimento e, per sua naturale deriva, la sopravvivenza.

L’essere umano imita e imitano anche le altre specie animali, osservando il comportamento degli adulti e, talora, di altri animali. L’obiettivo dell’imitazione è replicare un processo, una sequenza comportamentale allo scopo di raggiungere un risultato simile a quello dell’altro.

Eguagliare è un fenomeno un poco diverso. L’obiettivo è il risultato, da eguagliare o superare, attraverso l’imitazione o attraverso altre vie. Tuttavia, capita che, nel tentativo di eguagliare il risultato, si pretenda di eguagliarne i processi e le fasi. Questo porta una grossa criticità

Sforzarsi di eguagliare fa perdere di vista se stessi

Lo sforzo per eguagliare un risultato altrui ha una doppia valenza. Da un lato permette di ambire a mete, avere scopi e investire tempo e risorse personali per raggiungerli; dall’altro fa perdere di vista le proprie mete e i propri scopi.

Con lo sguardo attento a cosa ha raggiunto il vicino, ti perdi ciò che hai raggiunto o potresti raggiungere tu.

La storiella dell’uomo che vuole essere alto

Qualche giorno fa ho riletto una storiella che racconta di un uomo di bassa statura che vuole essere alto. Le prova tutte, ma resta piccolino e la sua ultima spiaggia è rivolgersi al Signor Gufo. Ecco lo stralcio di conversazione tra i due:

Allora andò a trovare il vecchio gufo.

“Mi puoi dire come si fa a diventare alti?”
“Dimmi” rispose il vecchio gufo “perché vorresti essere più alto?”

“Beh” rispose l’uomo “forse, se dovessi fare a botte, vincerei”.
“Ti succede spesso di fare a botte?” chiese il gufo.

“Oh, non molto spesso” disse l’uomo. “A dire il vero non ricordo di avere mai fatto a botte. Ma, forse, se fossi più alto, la gente mi rispetterebbe di più.”

“Adesso la gente ti manca di rispetto?” chiese il signor Gufo.
“No, veramente no” disse l’uomo.

“C’è qualcosa che potresti fare se tu fossi alto che ora non puoi fare?” continuò il gufo.
“In realtà no” rispose l’uomo pensandoci sopra.

(G.W.Burns)

Eguagliare non è la soluzione

La storiella mette bene in evidenza che eguagliare non porta a ottenere di più rispetto a ciò che si può ottenere con i propri mezzi. Bada bene che questo messaggio vale per tutto, compresa la pretesa di annullare le differenze. Chi ha orecchie per intendere …

Addirittura la storiella continua con un acuto colpo di scena: l’omino di bassa statura, grazie alla sua altezza, può ricoprire il ruolo di uno dei sette nani di Biancaneve in una piece teatrale di suo interesse.

Eguagliare è fare la vita di altri

Mettiamo che la spinta a eguagliare gli altri dipenda dal bisogno di realizzazione e soddisfazione personali. Mettiamo che identifichi uno che ti pare realizzato e soddisfatto e inizi a copiarne pari pari i passi, per ottenere la sua soddisfazione e la sua realizzazione.

Sarà proprio attraverso l’eguagliare i risultati altrui che otterrai realizzazione e soddisfazione? O il rischio è che tu ti trovi a vivere la vita che piace ad altri e, alla fin fine, ti resta l’amaro in bocca?

Trovare le tue mete e i tuoi obiettivi

Chiediti: cosa voglio, realmente eguagliare?

Potresti scoprire che ciò che vuoi eguagliare non sono i risultati concreti raggiunti dall’altro, ma tutta una serie di risultati-cappello come la soddisfazione, la stabilità economica, la serenità relazionale, il successo professionale…

A quel punto, potrai scegliere in che modo raggiungere quel risultato-cappello, senza trovarti a seguire passo passo (a eguagliare) anche i processi usati da altri per raggiungerlo.

Si tratta, insomma, di trovare le tue mete e i tuoi obiettivi che ti permettano di raggiungere il risultato-cappello. Ti faccio un esempio che, se hai più di 35 anni, potresti cogliere al volo!

Fiorello e Fiorellino

Siamo negli anni 90 e in tv fanno il Karaoke, trasmissione condotta da Fiorello, allora quasi del tutto sconosciuto al pubblico. Fiorello è bravissimo a condurre una trasmissione, imprevedibile e piena di buffe situazioni, che si svolge nelle piazze italiane. La trasmissione ha un successo pazzesco e, dopo qualche anno, Fiorello – ormai noto e apprezzato – inizia a dedicarsi ad altro. Al suo posto, viene chiamato il fratello, detto Fiorellino.

La trovata non funziona: Fiorellino è un nome che crea un’aspettativa di inferiorità rispetto all’originale Fiorello; Fiorellino non ha il temperamento da show man del fratello e, nonostante la delicatezza, le competenze tecniche e l’impegno, la trasmissione perde in appeal.

Successo, a modo proprio

I due fratelli, oggi, hanno un successo incredibile, sebbene su piani diversissimi: Rosario Fiorello ha continuato a lavorare nello spettacolo, con professionalità e carisma, come presentatore, come conduttore radio, come cantante e show man; Giuseppe Fiorello è diventato un grande attore, in ruoli di prestigio e spessore, mostrando aspetti di sé che il Karaoke non tirava fuori.

Il risultato da eguagliare è l’autorealizzazione

L’autorealizzazione è la realizzazione di sé. Questo è il risultato da eguagliare. Tutti meritiamo di avere uno spazio di autorealizzazione, sia esso relazionale, professionale, hobbistico.

Autorealizzazione è eguagliare la realizzazione personale di altri, a modo tuo.

Per trovare la tua strada di autorealizazione…

… ti propongo di dare un’occhiata qui. Troverai alcune proposte che potrai miscelare come preferisci o godere singolarmente, volte a darti quel twist in più verso la tua autorealizzazione!

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