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L’autostima è un costrutto abusato e se ne parla, talora, a vanvera. Sebbene adori chiacchierare del più e del meno, ho una certa intolleranza per le approssimazioni che, nel lungo termine, causano fraintendimenti. E allora, oggi, scrivo di autostima, per chiarire un punto che trovo essenziale.

Fare un’autostima, come un bilancio

L’autostima è la stima di sé e va intesa come un bilancio. Ogni stima prende in considerazione entrate e uscite, aspetti positivi e aspetti meno positivi, i più e i meno. Quando parli della tua autostima, stai parlando di questo; di un bilancio. Non ha molto senso, quindi, la classica frase: “Non ho autostima!”.

Puoi non avere fiducia in te, sicurezza nelle tue capacità, conoscenza di chi sei, ma l’autostima, più che averla la fai. Nel senso che quando pensi a te e alle tue caratteristiche, alle tue esperienze, ai principi, le convinzioni e i valori che ti accompagnano, stai facendo una stima di te.

L’importanza di conoscersi

Non so a te, ma a me, i professori del liceo, fecero la cosiddetta capa tanta con l’espressione “Conosci te stesso“. Non suonava così, in greco antico, ma così: “gnòthi sautòn” e lo trovavo scritto così:

Mi piacevano moltissimo questi caratteri che paiono ricami delicati e adoravo vederli trascritti su fogli, diari e, da qualche compagno più temerario, sullo zaino Invicta, con l’indelebile.

Fin dai tempi antichi, si era esortati a conoscersi. Come fosse qualcosa di importante.

Perché conoscersi è importante per fare un’autostima

A seguito della premessa di un paio di paragrafi soprastanti, avrai già tratto le tue conclusioni: solo se mi conosco posso fare un’autostima.

Naturale, no? Se conosci ciò che costruisce te stesso/a come essere umano unico, puoi scegliere quale tipo di valore e attribuzione dare alle varie parti che compongono il tuo mondo personale e fare una stima di te e di come vanno le cose con te stesso/a. Per fare una buona autostima, hai bisogno di conoscerti.

Come si fa a conoscersi?

Ci sono millemila e più modi in cui puoi conoscerti e approfondire la relazione con te stesso/a, che si tratti di un percorso religioso o spirituale, una passione sportiva, la scelta professionale, esperienze di vita... Ognuno di questi modi di conoscerti che, diciamocelo, sono parte integrante del vivere, ti mettono in contatto con ciò che sei e ti permettono di aumentare la conoscenza di te.

Un modo organizzato e mirato per conoscerti è il percorso psicologico che viene scelto da chi si trova in una fase di vita in cui desidera approfondirsi, non sbagliare più, fare buon uso della vita e di sé.

E una volta che mi conosco, cosa me ne faccio?

Comunque tu abbia raggiunto la conoscenza di te, potrai mettere insieme i vari elementi e avere una visione d’insieme di tutto ciò che ti appartiene, che puoi usare, di ciò che ti piace di te e di ciò che ti piace di meno e, anche, di ciò che poi lasciare andare.

L’esito sono una nuova leggerezza e chiarezza e tanta consapevolezza. La consapevolezza di te potrà essere usata per le tue scelte, nelle relazioni, nel lavoro, nel tempo libero e potenziare il significato della tua vita.

Con il nuovo sacchetto di consapevolezze, potrai giocare a fare l’autostima – a fare una stima di te -.

Come fare una buona autostima

Puoi trovare una descrizione dettagliata del procedimento nel manualetto di 60 pagine che ricevi in regalo con l‘iscrizione alla newsletter. Al capitolo “La bilancia dell’autostima”, trovi le indicazioni per orientarti le prime volte che fai un’autostima.

Nel frattempo, per iniziare, ti suggerisco di prendere una delle caratteristiche emerse nel tuo percorso di conoscenza di te e farti queste tre domande:

  1. Questa caratteristica mi piace?
  2. Che mi piaccia oppure no, quando mi è utile?
  3. Che mi piaccia oppure no, quando non mi è affatto utile?

Dalle risposte che ti darai, uscirà qualcosa che inizierà già a sorprenderti!

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