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Ho voglia di condividere con te una vecchia storia, che lessi anni fa. La storia è di Jorge Bucay o, per lo meno, io la ho letta nella sua versione. Goditela, poi condividerò con te la morale che ne trae Bucay e quella che ne traggo io.

La storia della pentola gravida

La pentola

Un pomeriggio, un uomo chiese in prestito al suo vicino una pentola. Il proprietario della pentola non era un tipo generoso, però si sentì in dovere di prestargliela. Dopo quattro giorni la pentola non era ancora stata restituita, per cui il proprietario, con la scusa che ne aveva bisogno, andò dal vicino per farsela restituire. «Guarda caso stavo per venire a casa sua a portargliela… Il parto è stato così difficile!» «Quale parto?» «Il parto della pentola.» «Cosa?» «Ah, non lo sapeva? La pentola era gravida.» «Gravida?» «Sì, e stanotte ha dato alla luce. Ecco perché ho dovuto tenerla a riposo, ma ora si è ripresa.» «Riposo?» «Sì. Un momento per favore.» E, rientrando in casa, tirò fuori una pentola, una piccola brocca e una padella. «Quella non è roba mia. Voglio soltanto la pentola.» «No, no, è roba sua. Sono le figlie della pentola. Se la pentola è sua, sono sue anche le figlie.» L’uomo pensò che il vicino fosse ammattito. «Be’, meglio non contraddirlo» disse fra sé. «Va bene, grazie.» «Di niente. Arrivederci.» E l’uomo se ne tornò a casa con la piccola brocca, la padella e la pentola.

Il cacciavite e la pinza

Quella sera il vicino di casa bussò alla sua porta. «Vicino, mi potrebbe prestare un cacciavite e una pinza?» L’uomo adesso si sentiva più in dovere di prima. «Sì, certo.» Entrò in casa e uscì con la pinza e il cacciavite. Trascorse quasi una settimana e, quando stava pensando di andare a recuperare i suoi attrezzi, il vicino bussò alla porta. «Ah, vicino, lo sapeva?» «Che cosa?» «Il cacciavite e la pinza si sono messi insieme.» «Ma non mi dica!» esclamò l’uomo con gli occhi fuori dalle orbite. «Non lo sapevo.» «Guardi, è stata colpa mia. Li ho lasciati da soli per un momento e lei è rimasta incinta.» «La pinza?» «La pinza! Le ho portato i suoi figli.»
E, aprendo un cestino, gli consegnò alcune viti, dadi e chiodi che, secondo lui, erano stati partoriti dalla pinza. «È matto come un cavallo» pensò l’uomo. Però i chiodi e le viti servivano sempre.

L’anfora d’oro

Passarono due giorni. Il vicino scroccone si presentò di nuovo davanti alla porta. «L’altro giorno» gli disse «quando le ho riportato la pinza, mi sono accorto che lei tiene sul tavolo una bellissima anfora d’oro. Sarebbe così gentile da prestarmela per una sera?» Al proprietario dell’anfora luccicavano gli occhi. «Come no» disse generosamente. Entrò in casa e portò fuori l’anfora. «Grazie, vicino.» «Arrivederci.» «Arrivederci.» Passò quella notte, e anche la seguente, e il padrone dell’anfora non osava andare a casa del vicino per chiedergli di restituirla. Comunque, trascorsa una settimana, non poté resistere all’ansia e andò a reclamare l’anfora dal vicino. «L’anfora?» disse il vicino. «Ah! Non l’ha saputo?» «Che cosa?» «È morta di parto.» «Come sarebbe a dire è morta di parto?» «Sì, l’anfora era gravida e durante il parto è morta.»

«Ehi, ma mi prende in giro? Come fa a essere gravida un’anfora d’oro?» «Senta, vicino. Lei ha accettato la gravidanza e il parto della pentola. Ha accettato anche il matrimonio e la prole del cacciavite e della pinza. Perché adesso non dovrebbe accettare la gravidanza e la morte dell’anfora?»

La morale di Bucay

Bucay suggerisce la seguente morale: si possono fare tutte le scelte e i cambiamenti che si vogliono, ma non si può prenderne solo la parte comoda, bella, facile, gradevole. Perché il cambiamento e la scelta siano pienamente vissuti e portino ai risultati desiderati, serve accettarne anche la parte che costa fatica.

Sono d’accordo…questo messaggio è utile per chi sta crescendo e si trova in una fase di passaggio per diventare adulto, per chi deve fare i conti con un aumento dell’indipendenza e della libertà a pari passo con l’incremento di responsabilità. Questo messaggio è utile anche per chi ha appena fatto una scelta importante e si sta tormentando a causa della parte di fatica implicita nel cambiamento.

Un pezzetto di morale in più

Leggendo questa storia noto anche un altro aspetto che mi pare importante citare: gli effetti di una graduale manipolazione. Il vicino di casa, furbetto, trova il modo di manipolare il protagonista della storia che, alla fine, si trova gabbato. Come ha fatto il vicino? Lavorandoci piano piano, chiedendo disponibilità e accettazione per piccole follie e giocando d’astuzia facendone godere al protagonista i vantaggi. In ultimo, accade che la grande follia diventa una mossa che mette in scacco il protagonista. Lui, in realtà, aveva già odorato la stranezza dei fatti eppure, per comodità, scelto di lasciar correre. Quel lasciar correre per piccole cose, aderendo alle imposizioni dell’altro, lo portano a subire la manipolazione e l’ingiustizia.

Quindi, doppio messaggio!

  1. Qualsiasi scelta, cambiamento, fase di crescita, porta con se aspetti gradevoli e aspetti che richiedono fatica. Ti spetta accoglierli entrambi.
  2. Se il comportamento di qualcuno non ti convince, non aderirvi senza porti domande: potresti trovarti a dover accettare, in seguito, qualcosa di ingiusto.

Ti riconosci nel protagonista della storia e vuoi un aiuto?

Puoi scrivermi a ciao@francescafontanellapsicologo.com

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