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Il dolore cronico – e con lui altri tipi di dolore, ad esempio i disturbi cosiddetti psicosomatici – porta con sé una complessità segreta: il dolore sporco. Per conoscerlo, passiamo per quello pulito.

Il dolore pulito

Il dolore pulito è il dolore che provi. Quel prepotente mal di testa che pulsa per ore o il cerchio alla testa che insiste e stringe a ogni ora, tutti i giorni; il dolore e i crampi allo stomaco; quelle contratture alle spalle che ti limitano persino a tenere la testa ritta sul collo, il prurito insopportabile di quella eruzione cutanea; i dolori pelvici per endometriosi; i sintomi migranti della fibromialgia

Potresti vivere la compagnia del dolore cronico per una questione organica seguita dai medici oppure subire gli effetti dello stress e portare su di te i segnali e i sintomi psicosomatici.

Il significato di “psicosomatico”, per evitare fraintendimenti

C’è una sorta di fraintendimento sui disturbi psicosomatici, una credenza che solo negli ultimi anni inizia a essere smontata e chiarita.

Il fraintendimento consiste nell’aver ritenuto i disturbi psicosomatici dei disturbi fittizi. Si pensava che la persona non avesse proprio un bel nulla e che il dolore fosse percepito, ma non reale. Di qui, il passo a ritenere che la persona con questo tipo di disturbi avesse qualche problema psicologico importante fu breve. La persona, con il suo dolore fisico, era malata, nella psiche.

Ora si sa che non è così!

Il disturbo psicosomatico è un disturbo reale del quale, tuttavia, non è riscontrabile una causa organica. Il dolore non ha alla base un problema fisico, misurabile dagli strumenti medici.

Alla sua base c’è una questione psicologica, laddove, per “questione psicologica”, si intendono: stress, situazioni relazionali difficili, insoddisfazioni personali, traumi irrisolti

Cosa hanno in comune dolore cronico e disturbo psicosomatico

I disturbi psicosomatici portano sintomi variegati, che toccano diverse parti del corpo. Alcune volte si presentano in modo acuto e sporadico – più o meno frequente – altre sono persistenti e continui – più o meno acuti -.

Il dolore cronico segue ritmi simili: per lo più è continuato e persistente anche se vi sono momenti di picco, in cui il dolore si fa acuto.

In entrambi i casi, ti trovi a fare i conti con un corpo che ti fa stare male e ti fa provare disagio per il dolore, il prurito, per la contrattura o per qualsiasi altro tipo di reazione fisica tu stia vivendo.

In entrambi i casi, il disagio fisico è qualcosa con cui fare i conti nella tua giornata. Amaro a dirsi, fondamentalmente hai dovuto imparare che non hai soluzione e sono iniziati tutta una serie di disagi aggiuntivi, corollario pungente del disagio principale.

I disagi aggiuntivi

Li stai già elencando tra te, vero? I disagi aggiuntivi più frequenti sono:

  • Limiti alle tue attività;
  • Rinuncia ad alcune scelte e proposte;
  • Necessità di pause, anche lunghe, dal lavoro;
  • Piaceri ridotti – alimentazione, sessualità, sport, vacanze… -;
  • Spese corpose per farmaci e prodotti lenitivi.

Il dolore cronico sporco

Ebbene, qui si innesta il dolore sporco. Ogni disagio aggiuntivo ha il potere di evocare emozioni spiacevoli. Per spiegarmi con più accuratezza, preferisco dire che tu, di fronte ai disagi aggiuntivi, puoi provare delle emozioni. Con maggiore probabilità, le emozioni che provi sono quelle che si è soliti annoverare tra le sgradevoli: ansia, rabbia, senso di colpa, tristezza, paura…

Questo è il dolore cronico sporco.

Perchè “sporco”?

A scegliere questa dicitura sono Joanne Dahl e Tobias Lundgren, uno psicologo e un professore di psicologia che hanno approfondito l’utilizzo dell’Acceptance and Commitment Therapy per il dolore cronico. Il dolore cronico sporco amplifica il dolore pulito, aumenta il disagio, fa il gioco sporco ed è un tipo di dolore su cui puoi agire tu, riprendendo contatto con te stesso/a e mettendoti alla guida delle tue risposte emotive.

La sofferenza data dal dolore è parte dell’esperienza stessa di dolore, mentre i processi emotivi legati ai disagi aggiuntivi sono, per l’appunto, aggiuntivi. Lasciati liberi di agire possono peggiorare la tua esperienza, già faticosa, di dolore ed ecco perché è utile riprenderne il controllo.

Qualche esempio di dolore sporco

  • Rabbia per le rinunce e i limiti;
  • Tristezza per le rinunce e i limiti;
  • Disappunto, senso di ingiustizia o invidia per chi non prova un dolore come il tuo;
  • Senso di colpa per le rinunce che vivono insieme a te le persone care;
  • Senso di colpa per le spese sanitarie che hanno un peso sull’economia familiare;
  • Frustrazione per la fatica a godere dei piaceri.

La lista può allungarsi, ma la fermo qui perché so che hai capito cosa sto comunicando con questo articolo: puoi ridurre la sofferenza agendo sul dolore sporco.

In particolare, il dolore cronico sporco che fa il gioco più sporco sono le emozioni che provi direttamente verso il tuo dolore: rabbia, disprezzo, tristezza, se portate all’estremo, diventano distruttive e hanno il potere di accentuare il dolore e catalizzare l’attenzione su di esso e non su di te come persona.

Se stessi come strumento contro il dolore cronico

La psicologia sceglie di concentrarsi sul dolore cronico sporco per coadiuvare il supporto medico e potenziarne gli effetti, in alcuni casi intervenendo in modo autonomo, senza il bisogno dell’affiancamento medico.

Tu sei tu, indipendentemente dal dolore che provi. Per quanto pervasivo, insistente, invalidante, il dolore è il dolore, tu sei tu. Questo passaggio, facile a dirsi, meno agevole a farsi, è il primo passaggio che ti porta ad addomesticare il dolore cronico sporco.

Lo psicologo sceglierà insieme a te le tecniche per accompagnarti a raggiungere questo importante risultato per la tua qualità di vita.

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