francesca-fontanella-psicologo-dolore-fisico-quale-modo-usi-per-viverlo

Il dolore fisico, che si tratti di un dolore occasionale o cronico, mette in evidenza – tra le altre cose – il modo in cui è vissuto.

Tu come lo vivi?

Ti propongo 4 modalità in cui viene vissuto il dolore e che incontro ogni settimana nel mio lavoro. Nessuna di queste modalità si presenta sempre in modo puro: anzi, è probabile che tu possa riconoscerti in più di una modalità, che esse si intersechino tra loro o che noti di usarle in modo intercambiabile in diverse situazioni.

Le origini del modo in cui vivi il dolore

Come puoi immaginare, si impara a vivere il dolore. Il modo in cui le persone di riferimento, durante l’infanzia, hanno vissuto il proprio o il tuo dolore può aver influenzato il modo in cui tu lo vivi ora.

Cogli l’occasione, quindi, per osservare se anche tu stai trasmettendo ai tuoi bambini o alle persone care un modo di vivere il dolore che, nel lungo termine, risulta poco utile o dannoso.

Dolore fisico e Tristezza

Il dolore è qualcosa di spiacevole e brutto e la tua mente ti chiede di prenderne atto e recuperare le energie. Di solito ti fermi nelle tue attività e dedichi il tempo al riposo. Tuttavia, il tuo pensiero si avvicina al senso di impotenza, ti ricorda che le cose vanno male e ti abbatte. Potrebbe farti sentire sfortunato/a, puoi diventare inconsolabile.

Dolore fisico e Rabbia

Il dolore è vissuto come un affronto. Non doveva capitare e ha penalizzato una serie di tue attività e momenti relazionali che ti stavano aspettando. Protesti, non molli, ti imbottisci di antidolorifico. Quando proprio non ne puoi più, ti fermi accompagnato dalla rabbia che non riesci a lasciare andare e che, contraendo i tuoi muscoli, rischia di amplificare il dolore.

Dolore fisico e Disprezzo

Il dolore è qualcosa che non merita attenzione. Vuoi in ogni modo mostrare al dolore che non è in grado di fermarti perché non vale poi così tanto. La tua è una sorta di sfida – spesso inconsapevole -. Tieni duro, senza prendere alcun farmaco, cercando aiuto in distrazioni e nel lungo termine fatichi a misurare il livello del dolore: la tua soglia si alza in modo prepotente e puoi non notare peggioramenti di rilievo.

Dolore fisico e Colpa

Il dolore è qualcosa che mette in difficoltà gli altri. Quando stai male, gli altri possono dover rinunciare alle loro cose, possono trovarsi a riorganizzare il loro tempo per prendersi cura di te e tu non sai come rimediare, sdebitarti, mostrare la tua gratitudine. Al dolore fisico, si affianca l’ansia di guarire in fretta, per non essere un peso.

Gli effetti di questi modi di vivere il dolore

Questi modi per vivere il dolore possono diventare schemi che si ripetono e causare difficoltà nelle tue relazioni e nella tua vita.

Ecco qualche esempio:

Se vivi il dolore con tristezza e diventi inconsolabile, potresti allontanare gli altri che, dopo ripetuti tentativi di accudimento, rinuncerebbero frustrati. Questo ti potrebbe portare a vivere il loro comportamento come un abbandono e a provare ancora più tristezza. Un messaggio ulteriore che può arrivare ai più piccoli è che il dolore ci vince.

Se vivi il dolore con rabbia, potresti guastare la tua salute con i farmaci o forzandoti troppo a resistere. Inoltre, chi ti è accanto, potrebbe essere vittima dei tuoi scatti di rabbia o dei silenzi ostili. Un messaggio ulteriore che può arrivare ai più piccoli è che non si è autorizzati a fermarsi per il dolore.

Se vivi il dolore con disprezzo, la tua è una continua sfida con te stesso. Consumi molte energie e forzi il tuo corpo, perdendo la capacità di coglierne i segnali. Potresti, anche, mal tollerare il dolore altrui, osservandolo con lo stesso disprezzo con cui osservi il tuo. Un messaggio ulteriore che può arrivare ai più piccoli è che il dolore non ha valore, impedendo di riconoscerlo come segnale utile per la sopravvivenza.

Se vivi il dolore con colpa, sei accompagnato da ansia e senso di urgenza che non ti permettono di riposare e recuperare le energie. La colpa che ti addossi prolunga la durata del dolore e ti impedisce di godere dell’aiuto dell’altro. Un messaggio ulteriore che può arrivare ai più piccoli è che il dolore è sbagliato e che provare dolore mette in difficoltà gli altri, quindi – magari – è meglio fingere di non provarlo.

Allenati alla tenerezza

Il modo migliore per vivere il dolore è la tenerezza. Prova tenerezza per il tuo corpo provato dal dolore e concedigli la pausa che merita, eventuali farmaci in misura controllata da un medico; concediti di non entrare in competizione con il dolore e di accogliere l’aiuto di altri senza fretta di far passare il dolore.

Con tenerezza, invitati a fare qualche attività piacevole, incoraggiati per non abbatterti e non lasciare che la tristezza prenda il sopravvento.

Con tenerezza, ferma le attività non prioritarie e usa qualche tecnica di rilassamento, per non lasciare che la rabbia comandi la tua relazione con il dolore.

Con tenerezza, ascolta il tuo corpo e riconoscigli il diritto di farti sentire dolore. Hai a che fare con un preciso segnale che indica che qualcosa non va  che merita di essere rispettato, riconosciuto nella sua intensità e curato.

Con tenerezza, accetta l’aiuto degli altri e lascia che il dolore passi con i suoi tempi, senza pretendere di velocizzarli: non funzionerebbe.

Il dolore è sensazione, emozione e protezione

Ricorda che la sensazione di dolore, suscita emozione di dolore e tutta una serie di emozioni corollario – come quelle appena descritte – e ha la funzione di proteggerti. Il suo messaggio, così, spiacevole nei fatti, ha un significato importante perché ti invita alla cura e all’amore di te.

Se provi dolore, consulta un medico. Se provi dolore cronico o dolori ricorsivi, se hai già consultato un medico e il dolore è stato indicato sintomo di un disturbo psicosomatico, valuta una consulenza psicologica per imparare a vivere il dolore al meglio e ridurlo in intensità e frequenza.

Provi dolore?

Se ti va, possiamo parlarne per scegliere insieme la soluzione per te. Scrivimi a ciao@francescafontanellapsicologo.com

Se ti è piaciuto, condividilo:
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Email this to someone
email

Lascia un commento