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Cos’è una vittima dell’empatia? Lo sei anche tu?

Ti aiuto a scoprirlo iniziando da una lettura estiva, fatta in questi giorni. Qualche giorno fa ho incontrato un libro che ho divorato per la scorrevolezza e la piacevolezza della narrazione, per la curiosità che suscitava la trama e per la simpatia verso la protagonista.

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Questo il titolo del libro di Alice Basso. Racconta le avventure di una ghostwriter, cioè una professionista che sa scrivere cambiando stile e per questo viene ingaggiata per scrivere libri di altri. Questi “altri” avranno il nome in copertina e la scrittrice senza nome se ne resterà senza nome nè gloria 😉 Ma non gliene frega niente, dice lei. Almeno all’inizio.

La trama non te la racconto perché so che questo libro ti piacerà, se ami i testi alla Sherlock Holmes, quelli in cui l’osservazione accurata e la capacità deduttiva offrono la possibilità di venire a capo dei misteri più misteriosi.

In questo testo, ne abbiamo due di Sherlock Holmes e mi sono dilettata a goderne i virtuosismi: bravi e basta! E brava l’autrice del libro, che spero abbia occasione di ricevere questi complimenti.

Non solo un consiglio di lettura

Lo sapevi già che non mi sarei limitata a un consiglio di lettura, vero? 🙂

Leggendolo ho potuto fare una riflessione: la ghostwriter, con grande abilità empatica, ampia cura dei dettagli, spirito di osservazione e acume, riesce a cogliere l’essenza dell’altro, imparando in poco tempo a simularne lo stile comunicativo e a mettersi nei suoi panni, diventando, di fatto, ogni volta un’altra persona. La ghostwriter è una vittima dell’empatia. Della sua empatia, che non le permette di essere appieno se stessa e vivere la sua vita senza nascondersi dietro maschere più o meno spesse, più o meno consumate. Compresa la maschera che porta da sempre e che confonde con la sua autenticità, da quanto tempo la indossa!

Un copione già visto

Questo tipo di copione, che vede una persona empatica, abile a mettersi nei panni degli altri e attenta trasformarsi in un’altra persona, è più frequente di quanto ci si possa aspettare. Non ho numeri alla mano, ma ho l’esperienza clinica quotidiana che mi racconta di donne e uomini – anche se, più spesso, donne – che dimenticano di vivere se stessi, assecondando le vite e i desideri altrui. Coppie in cui uno dei due non osa dire la sua, ragazzi che si sentono in obbligo ad avere gli stessi gusti di un genitore, amiche che per non perdersi si imitano senza tirare fuori la loro unicità.

Nel lungo termine, sempre, questo nodo viene al pettine. La persona diviene vittima dell’empatia.

Vittima dell’empatia

Dopo un po’, accade che quella recita comincia a stare stretta. Bada bene, per buona parte del tempo, neanche ti accorgi che è una recita, ma a un certo punto arrivano l’insoddisfazione, la sensazione che qualcosa, nella tua vita, proprio non va. Arrivano ansia e la sensazione di essere in trappola. Sei consapevole che non ti senti bene e vuoi cambiare qualcosa, ma non sai cosa. L’abitudine ad aderire alle vite altrui ti fa chiedere agli altri opinioni su come stai,  su cosa fare, ti aggrappi a chi sembra darti una spiegazione valida e, a volte, capita di incappare nelle persone sbagliate.

Diventi vittima dell’empatia: la tua risorsa speciale diventa uno strumento distruttivo, che ti impedisce di essere te stesso e ti impone di valorizzare l’altro.

Ti senti perso, disorientato, non ti riconosci. Pensi di non esserti mai conosciuto. Cominci a dubitare di te, delle tue risorse, delle tue relazioni e la vita prende una piega cupa.

La soluzione è essere se stessi

Davvero, la soluzione è questa: essere, ritrovare, ricostruire se stessi. Dopo tanto tempo ad adattarsi agli altri, aderire ai loro desideri, a emulare le loro vite, non è facile. Eppure, una volta iniziato, vale la fatica iniziale e ci prendi gusto. Per riuscirci, si lavora su due piani: la riscoperta di chi sei e desideri essere e la capacità di volgere la tua attenzione un po’ meno all’altro e un po’ di più a te.

Hai bisogno di accorgerti del tuo valore indipendentemente da ciò che pensano gli altri e questo è un passaggio che può essere impegnativo.

Per alleggerire l’inizio del nuovo stile di vita che ti porta a essere te stesso, nella tua autenticità, nel mio lavoro utilizzo strumenti creativi. Può capitare che si scelga di lavorare con la musica, con le fotografie, con la scrittura o il connubio di tutte e tre. Qualche volta, parto da un esercizio piacevole come questo, altre diamo prima spazio al dolore della scoperta di una vita che non piace. Qualche volta si parte dalla storia familiare, qualche volta ancora ti racconto una storia e iniziamo da lì. E, poi, proseguiamo insieme, per restituirti a te stesso.

… come capita alla ghostwriter, ti ritroverai e riprenderai a Vivere 🙂

 

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