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Somatizzazioni e trauma si incontrano insieme, nelle storie delle persone. Sempre? Spesso. Tralasciando i numeri, nella mia esperienza clinica è capitato così.

Vuoi, forse, perché alla fin fine un evento traumatico o un’esperienza impattante fanno parte del bagaglio di vita e per loro natura possono produrre sintomi. Tra cui, appunto, diversi tipi di somatizzazioni.

Cosa intendo per “trauma”

Qualche tempo fa leggevo l’articolo di un collega americano che si occupa di psicotraumatologia che notava un fatto: le persone quando pensano a un trauma pensano a qualcosa di grosso, devastante, prepotente. Pensano a un episodio che lascia una ferita immediata che non si sana mai del tutto.

Ci sta, ma il trauma può avere origine anche dalla somma di piccoli eventi spiacevoli ripetuti nel tempo, oppure da un episodio avvenuto quando si è così piccini da non ricordarlo e che assume forza emotiva proprio in virtù della tenera età in cui è accaduto.

Un esempio di evento traumatico in tenera età

Si pensi a un bimbo di un anno la cui madre venga ricoverata per un mese in ospedale: non avrà memoria verbale, autobiografica, narrativa del fatto, anche se il suo corpo e il suo cervello ne avranno costruita una traccia. Questo evento traumatico, negli anni, può trasformarsi, per esempio, in dipendenza relazionale, oppure in comportamenti di evitamento delle relazioni – per non soffrire -.

In un ripetersi di schemi comportamentali può nascondersi un trauma sconosciuto o quasi sconosciuto.

Traumi transgenerazionali

Addirittura, secondo una mappa di tipo transgenerazionale, il trauma è ereditabile e trasmissibile da una generazione all’altra attraverso i comportamenti e attraverso alterazioni ormonali che influenzano la sensibilità e la predisposizione ad alcuni disturbi fisici e psicologici. Magari ne farò un articolo dettagliato, una volta o l’altra 🙂

Per ora basti sapere che per “trauma” si intende qui il risultato psicologico (emotivo e cognitivo) di un evento o di una serie di eventi che sono risultati negativi per la persona.

La connessione tra somatizzazioni e trauma

La connessione tra somatizzazioni e trauma sta nel corpo. Il corpo risponde in modo diretto agli stimoli emotivi e si fa carico della risposta comportamentale che ritiene adeguata sul momento. Ne consegue che il corpo, al momento dell’evento traumatico, reagisce e memorizza. A quel punto, per il cosiddetto negativity bias, starà sempre bene attento a tutto ciò che può lontanamente somigliare al trauma.

Negativity bias? – Francé, parla come mangi! –

Giusto, il negativity bias… posso spiegarlo in modo maccheronico? (come mangio, hai detto… 😉 ). In pratica si tratta di una sorta di preferenza del cervello a portare l’attenzione e a ricordare i fatti negativi. Utile in natura perché tutto ciò che ha effetti negativi o potenzialmente negativi mette a repentaglio la sopravvivenza propria e della prole o della “tribù”.

Per retaggio biologico dei nostri antenati siamo bravissimi a notare e ricordare fatti negativi. Ecco.

Torniamo al trauma…

Appunto, per via di questo negativity bias, l’evento traumatico è ben memorizzato e registrato nei suoi elementi negativi di modo da aiutare a non incappare in altre situazioni simili.

Riflettendo sull’esempio del bambino di un anno la cui madre  è stata in ospedale per un mese, possiamo ipotizzare che il suo cervello e il suo corpo abbiano registrato il distacco, il timore per la sopravvivenza, l’ansia e l’urgenza di ristabilire un contatto, ecc…

Questa traccia nel ricordo psicofisiologico potrà indurti a stare attento nelle relazioni, per non trovarti nella stessa situazione di allora. In che modo starai attento e ti proteggerai dipende da tanti altri fattori, ma l’obiettivo sarà questo: proteggerti dal ripetersi del trauma.

Torniamo alle somatizzazioni…

In quel momento fatidico in cui hai incontrato il trauma, il corpo ha reagito a livello comportamentale: ti potresti essere bloccato, oppure potresti aver attivato un comportamento di fuga o di attacco. Potresti aver vomitato o esserti trovato con i pantaloni bagnati di pipì.

Spesso in maniera diretta, ma mica è detto, questi sintomi si ritrovano nella tua quotidianità: mal di stomaco, disturbi intestinali, mal di testa, disturbi dell’apparato urinario, dolori muscolari intensi…

Somatizzazioni, per l’appunto: risposte somatiche a un disagio psicologico. Somatizzazioni e trauma si trovano così connesse.

Sintomi fisici, apparentemente inspiegabili, che sono risposte attuali a un trauma antico.

Soffri di un disturbo psicosomatico?

Potrebbe valere la pena sbloccarne la causa traumatica alla base, pensaci! 🙂






 

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