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Che succede quando prende la Tristezza?

Parlarne con altri serve, senz’altro, ma dopo un po’… le persone, nel tentativo di incoraggiare, rivolgono incitamenti del tipo: “Dai, che passa!”.

Questi incitamenti sono apprezzabili anche se  molte volte non si rivelano utili e non producono alcun cambiamento positivo.

Perché? forsaken-1273885_960_720

In primo luogo, la Tristezza non è uguale per tutti. La durata, l’intensità, le ragioni scatenanti (più o meno note) e la sua utilità intrinseca  sono altamente variabili.

Utilità intrinseca?

Per utilità intrinseca intendo lo scopo protettivo che la Tristezza (costituita da sensazioni, pensieri, emozioni) ha per la persona.

Scopo protettivo?

Per scopo protettivo intendo la funzione che essa ha – e ce l’ha -.

In secondo luogo, perché l’incoraggiamento potrebbe non essere ciò che cerca l’organismo in quel momento specifico.

Facciamo un esempio che riguarda i meccanismi fisiologici. Se una persona ha fame, desidera cibo; nel caso in cui qualcuno le proponesse di dormire, la persona potrebbe provare fastidio perché il suo desiderio non è rispettato.

Lo stesso può dirsi se l’organismo sta provando Tristezza: ha bisogno che l’emozione che prova sia rispettata e accolta. In questo modo, la Tristezza, piano piano, si trasformerà in nuove possibilità.

Se non è rispettata, la Tristezza insiste. La ragione è piuttosto semplice: poichè ogni emozione veicola un messaggio (per saperne di più, potete leggere l’ABC delle Emozioni, ecco la Prima Puntata), se questo messaggio non è ascoltato, si ripete. La conseguenza è che la Tristezza si protrae.

La Tristezza veicola un messaggio di pausa per recuperare le energie e cercare conforto: questo messaggio merita di essere ascoltato!

La Tristezza rallenta i sistemi cognitivi e fisiologici per ritrovare energia e, quindi, poter andare avanti nella propria vita.

Per celebrare la Tristezza ed onorare il messaggio utile che porta, potete usare la musica.
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Una ricerca molto recente condotta dal professore Van Den Tol, A. J. M e dalla sua equipe,  descrive un fenomeno interessante che collega musica e Tristezza. La ricerca indica che la struttura del brano musicale (il tipo di accordi e il ritmo, ad esempio) e i gusti personali si intrecciano per permettere alle persone di considerare ‘tristi’ alcuni brani e non altri.

Le caratteristiche del brano possono etichettarlo come triste o felice, ma non bisogna escludere l’esperienza emozionale percepita – strettamente collegata al rapporto che l’ascoltatore ha con un determinato brano musicale (Van Den Tol, et al., 2016, 69).

L’ascolto delle canzoni ‘tristi’, secondo i risultati della ricerca, è d’aiuto nell’ accettare ed affrontare una difficoltà.

La musica ‘triste’, infatti, permetterebbe alle persone di avere una ri-esperienza del proprio vissuto e di creare uno spazio di riflessione e produzione di nuove possibilità.

Come dire che, ascoltando musica ‘triste’, la persona può rigenerarsi, sentire rispettata la sua situazione emotiva e concedersi il tempo per elaborare quanto accaduto e riprendere in mano la sua vita.

Dott.ssa Francesca Fontanella

Riferimenti Bibliografici:

VAN DEN TOL, A. J. M. et al. (2016). Sad music as a means for acceptance-based coping. Musicae Scientiae, 1, 68-83.

 

 

 

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