francesca-fontanella-psicologo-quelli-la-sono-delle-teste-di-cipolla

Ve lo ricordate l’articolo Il Paradigma della Cipolla?

[Chi lo ha già letto può saltare la parte in Verde e passare direttamente a quella Viola]

Nell’articolo si descriveva il concetto di Esternalizzazione, ossia una tecnica (che è anche una forma mentis) che consente di spostare il problema dall’interno della Persona all’esterno. C’è la Persona e c’è il Problema; e la Persona, non è il Problema.

“Il Problema non è la Persona, il Problema è il Problema.” (D.Epston)

L’Esternalizzazione si muove in direzione contraria al cosiddetto Paradigma della Cipolla. cipolla Alvimann

Non c’è uno strato profondo in cui rintracciare il nucleo del Problema o la causa del Problema perché esso non è all’interno, ma all’esterno.

La Persona non è fatta come una Cipolla!

Non racchiude al suo interno il Problema!

La conseguenza diretta di questa riflessione è che ognuno ha la possibilità di usare  caratteristiche ed abilità per cambiare la relazione con il Problema che sta influenzando la sua vita, creare soluzioni e opportunità e diventare autore della sua storia.

Quando, nella pratica clinica, si inizia ad usare l’Esternalizzazione, capita che le persone rispondano con frasi simili a queste:

  • “Il Problema non è il bambino, il Problema è la madre/padre!”
  • “Il Problema non sono io è il mio capo!”
  • “Sono stressata/o e il Problema è mio figlio/a!”
  • “Mio marito è un grosso Problema!”
  • “Il Problema, nella nostra relazione, è mia moglie!”

Sembra una buona Esternalizzazione, non è vero?

Eppure…nemmeno gli altri sono Cipolle!

Questa strategia sposta semplicemente la localizzazione del Problema da una persona ad un’altra: è un’Internalizzazione, cioè pone il Problema all’interno di una Persona.

Diapositiva1

L’Esternalizzazione, invece…

“… è un principio o una filosofia che rifiuta di collocare il Problema  all’interno delle persone.” (Cit.D.Denborough)

Rifiuta, cioè, di passare l’idea che la persona sia sbagliata, che abbia qualcosa che non va.

Esternalizzazione non significa passare la palla  che scotta da sé ad un altro, ma porre il Problema al di fuori di tutte le Persone e attribuirgli un’identità a se stante.

E dopo?

Quando la persona prova disagio, ciò che non funziona è la relazione con il Problema.

Si possono, pertanto, fare azioni concrete per:

  • Declinare l’invito del Problema a collaborare con lui
  • Ridurre l’influenza del Problema nel proprio quotidiano
  • Dissipare gli effetti del Problema grazie all’utilizzo delle proprie competenze
  • Addomesticare il Problema
  • Educare il Problema
  • Confutare le critiche che ci rivolge il Problema
  • Smettere di lavorare per il Problema
  • Non vivere più all’ombra del Problema

Secondo alcuni esponenti dell’Approccio Narrativo, sarebbe preferibile non combattere con il Problema perchè le cose potrebbero farsi difficili se lui decidesse di contrattaccare.

Può essere più utile utilizzare abilità, risorse, caratteristiche per educarlo, ammaestrarlo, per ridurne gli effetti, per non collaborarvi…

A meno che, naturalmente, non siate dei combattenti allenati! 😉

Dott.ssa Francesca Fontanella

Riferimenti Bibliografici:

Denborough, D. (2014). Retelling the Stories of Our Lives W.W.Norton & Company

Morgan, A. (2000). What is Narrative Therapy? Dulwich Centre Publications

Se ti è piaciuto, condividilo:
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Email this to someone
email

Lascia un commento