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Cambiare vita che vuol dire? Cambi vita quando decidi di produrre un cambiamento nel tuo modo di vivere, sia esso di tipo alimentare, sportivo, lavorativo, relazionale…

Perché è difficile

In linea generale, le persone trovano difficile il cambiamento o, per lo meno, mantenerlo e continuare a crederci. La ragione è che cambiare – anche fare un piccolo cambiamento –  implica una conversione al nuovo stile di vita, un cambiamento di direzione che coinvolge tutti se stessi.

La conversione nasce in una dimensione spaziale: è il rivolgimento, il mutamento di direzione di un corpo. Ad esempio, anticamente si chiamavano conversioni le rivoluzioni dei pianeti intorno al sole; l’auto dei fuggitivi riesce a seminare gli inseguitori con conversioni temerarie; e alla parata militare i soldati danno prova dell’ordine della loro disciplina con strabilianti conversioni. Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it

Cambiare direzione per intero

La conversione implica – etimologicamente e non – un cambiamento di direzione che coinvolge se stessi nella propria interezza.

Da un punto di vista psicologico significa pensare e sentire il valore del cambiamento. Pensare che il cambiamento ha ragione di essere attuato e che ne vale la pena; sentire – emotivamente – che il cambiamento è quello che si vuole.

A volte si entra in conflitto perché il pensare e il sentire non sono d’accordo e, se in questa condizione di conflitto si produce un cambiamento, esso sarà incompleto e, pertanto, insoddisfacente, non duraturo oppure oggetto di pentimento.

Come risolvere il conflitto 

Il conflitto tra pensare e sentire si manifesta, più o meno, in situazioni come queste:

  • Pensi che un cambiamento sia necessario, ma senti qualcosa non ti convince.
  • Vuoi cambiare e senti un grande entusiasmo, ma pensi che non sarebbe la scelta giusta.

A me è successo: a te?

Quando capita, ci si trova in una situazione di blocco che può inibire a lungo – per sempre in alcuni casi – oppure  portare ad agire di impulso, all’ improvviso, o sotto suggerimento altrui.

Queste due parti in conflitto, quella che pensa una cosa e quella che ne sente un’altra, vanno fatte dialogare tra loro. Per chiarire e comunicare i loro punti di vista e valutare se una delle due possa avere la meglio o se sia il caso di prendere in considerazione delle alternative.

Il dialogo tra le parti

In origine messo a punto da R.Dilts, questo strumento è stato approfondito da un collega, A. Amatulli, che me ne ha offerta una rivisitazione in chiave non strutturalista. A mia volta, fedele al principio di evoluzione e co-creazione delle psicologie non strutturaliste, ne ho fatto uno strumento personalizzato (e personalizzabile) per la comprensione dei propri processi decisionali e una tecnica di risoluzione dei conflitti tra pensiero ed emozione, tra ragione e sentimento.

Le varianti creative 

Nella mia elaborazione si declinano tre varianti principali:

Dialogo tra le parti con le canzoni: attraverso una playlist, le due parti avranno uno spazio di comunicazione creativo che guiderà alla comprensione di ciò che si preferisce fare nella propria vita;

Dialogo tra le parti con le fotografie: attraverso una selezione di immagini personali e non, le due parti avranno la possibilità di confrontarsi in modo diretto;

Dialogo tra le parti con le tecniche immaginative: atttraverso procedure di immaginazione guidata, le due parti comunicheranno tra loro come protagonisti di un dramma teatrale sino a produrre un accordo o un’alternativa accolta da entrambe.

Hai voglia di cambiare e ti senti in conflitto tra ragione e sentimento?

Prova il dialogo tra le parti, nella tua variante preferita! Scrivi a fontanella.francesca@gmail.com

 

 

 

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